Ultima partita per Alfredo Dell’Oste, storico capitano del Benevento Rugby nel decennio 1997-2007, che domenica giocherà con la maglietta dei Gladiatori Sanniti la sua ultima partita da giocatore.
Al campo Pace Vecchia, alle ore 15,30, il talentuoso mediano di mischia scenderà in campo contro il Riviera del Brenta con la maglietta numero 9, ereditata da una bandiera biancoceleste come Raffaele Catuogno.
Dopo 32 anni passati a giocare con i colori del Benevento Rugby (ultima partita da capitano il 29 aprile 2007 in occasione di Benevento - Firenze), “Alfredino” sarà premiato dalle due Società beneventane con un importante riconoscimento alla carriera, che lo ha visto protagonista di numerose battaglie in Serie A1 e Serie A2, senza mai perdere il dono dell’umiltà e della generosità.
Nel suo curriculum, spiccano le presenze nelle Nazionali giovanili e nella Nazionale militare, e la stagione da professionista con la maglietta del Piacenza.
“A Piacenza ho vissuto una esperienza unica da professionista – spiega Alfredo Dell’Oste – e il ritorno a Benevento è coinciso con l’inizio di una nuova avventura nelle vesti di capitano, che ha fortemente influenzato la mia formazione. Invidio chi ha la capacità di esprimere le proprie sensazioni in un libro. Ma posso sintetizzare la mia carriera con la formula ‘scuola di rugby, scuola di vita’. Il rugby per me è una ragione di vita”.
Un vero e proprio predestinato, che ci piace ricordare come il “capitano bambino” che già all’età di 13 anni impressionava per maturità e saggezza.
“E’ strano assistere alla promozione del Benevento Rugby – ha sussurrato Alfredino al fischio finale di Benevento - Sele – senza farne parte ed essere in campo a festeggiare”.
Un vero e proprio punto di riferimento per i compagni ed un simbolo per l’intero movimento rugbistico sannita che, proprio intorno a professionisti come Dell’Oste, potrà gettare le basi per un futuro solido e vincente.
Le Dichiarazioni:
Franco Ascantini (Allenatore e padre fondatore del Benevento Rugby):
“Alfredino è stato uno degli ultimi giovani che ho allenato prima di trasferirmi definitivamente da Benevento e che ricordo sempre con grande affetto per la sua disponibilità e correttezza, oltre alle sue capacità tecniche”.
Franco Fiore (Presidente Gladiatori Sanniti):
“Alfredino ha cominciato a giocare nel 1979 ed, a parte una pausa al Piacenza e la stagione in corso con i Gladiatori Sanniti, ha sempre giocato col Benevento Rugby. E’ uno dei pochi ragazzi che ho conosciuto che ha, ed ha sempre avuto, una mentalità da atleta; una cura del fisico maniacale, così come è maniacale anche negli allenamenti, soprattutto quelli specifici. Ha aiutato molti giocatori a maturare, seguendoli nella crescita tecnica. Luca Martinelli, ad esempio, deve ad Alfredino molto di quello che è oggi.
In genere, si è sempre interessato ai suoi compagni, soprattutto quelli più ‘deboli’ psicologicamente. In campo, ha dato sempre il massimo, spronando disposizione degli altri soprattutto la sua grinta. Alfredino è un ragazzo serio che spero di avere al mio fianco come organizzatore, magari da dirigente con responsabilità della prima squadra in Serie A”.
Rosario Palumbo (Presidente U.S. Benevento Rugby):“Alfredo Dell’Oste è - ed è sempre stato - un esempio per i compagni di squadra e per noi dirigenti. Giocatore fortissimo e serio professionista, è riuscito a diventare il simbolo dell’intero movimento rugbistico beneventano in modo spontaneo e del tutto naturale, senza mai imporsi e senza mai perdere l’umiltà che lo contraddistingue. Un vero giocatore di rugby, grintoso sul campo di gioco e disponibile fuori dal campo. La Società biancoceleste gli sarà sempre riconoscente per l’impegno e l’attaccamento alla maglia, perché Alfredo rappresenta nel mondo sportivo l’immagine vincente e leale del Benevento Rugby”.
Lucia e Giuseppe Tomaciello (Tesoriera e Responsabile Seniores del Benevento Rugby):“Non potevamo esimerci dal fare ad Alfredo i nostri più cari auguri di fine carriera insieme ad un applauso lungo e doveroso. Il nostro augurio vuole essere un piccolo tributo per coronare anni di successi, ed un piccolo riconoscimento ad un atleta che rimarrà nella storia della nostra Società, quale esempio per i ragazzi che in lui si identificheranno. La sua presenza in campo conferma il famoso detto secondo il quale il rugby è uno sport di energumeni giocato da gentiluomini”.
Roberto Ricci (Allenatore U.S. Benevento Rugby):“Non condivido il suo addio e ho avuto modo di dirglielo di persona. Alfredo potrebbe essere utile al rugby beneventano almeno per un altro anno e, secondo me, è questo quello che deve fare, pur rispettando, si intende, la sua scelta. E più che ricordare la sua fantastica carriera, voglio ufficialmente esortarlo a rimandare il suo ritiro di almeno un anno. Caro Alfredino, finchè puoi resta in quel rettangolo e fai in campo il rugbista. Finchè puoi, dopo avrai tanto tempo per rimpiangere quello che non è più”.
Daniel Bianco (Allenatore U.S. Benevento Rugby):
“Alfredo è il mio capitano di tante battaglie, un esempio per tutti”.
Alessandro Gramazio (Compagno di squadra ed amico fedele):
“Insieme ad Antonio Gerardo ed Alessandro Valente, sono stato il giocatore con cui Alfredo ha giocato di più, dividendoci lo spogliatoio per quindici anni. Un atleta sempre presente e costante, avanti in ogni allenamento sia come capitano che come semplice giocatore, un vero esempio da imitare. In campo mi sono sempre alternato con lui, ed essendo il capitano per me è stato uno stimolo in più per migliorarmi. Potendo ricoprire più ruoli, spesso Alfredo mi ha lasciato spazio come mediano di mischia. Oltre al ruolo, abbiamo condiviso anche la camera quando andavamo in trasferta. La nostra trasferta iniziava il sabato mattina, quando passava a prendermi sotto casa per andare al campo, e terminava la domenica notte, quando mi riaccompagnava. Amici sia in campo ma soprattutto fuori, ed anche quando abbiamo avuto punti di vista diversi sul rugby, l’amicizia ha sempre prevalso. Alfredo è sempre disponibile sia per i problemi in campo che per quelli della vita in generale. Oggi il mio rammarico è di non poter essere con lui in campo per la partita di domenica, per affrontare insieme l’ultima battaglia. Quest’anno non ho giocato ma ho condiviso comunque con il resto della squadra questa nuova esperienza con i Gladiatori. Caro Alfredo, GRAZIE”.
Antonio Tornusciolo (Capitano del Benevento Rugby):
“Ho iniziato a giocare con Alfredino quando ho esordito in prima squadra. Avevo 18 anni e, giocando nel suo stesso ruolo, ho imparato tutto da lui. Credo che Alfredino sia la figura principale del Benevento Rugby e quando lo vedo sul campo non vedo un compagno di squadra ma il rugby stesso. Non sarà facile sostituirlo e, da parte mia, come capitano sento la responsabilità di onorare la sua fascia, ma non mi sentirò mai alla sua altezza. Per me è motivo di orgoglio essere diventato capitano dopo un campione come lui. Dal punto di vista tecnico, c’è poco da dire. Un giocatore di grandissimo livello che in campo ha sempre parole di incoraggiamento per i compagni e mai una critica o un gesto fuori posto. Atleta umile e uomo capace di intuire i problemi degli altri e di avvicinarsi con discrezione. Ha sempre aiutato i compagni di squadra in difficoltà e tutti sappiamo dove trovarlo quando abbiamo bisogno di lui. Alfredino è sempre al campo ad allenarsi! Non averlo più a disposizione come giocatore, significa perdere un punto di riferimento ed un grande professionista. Le presenze in prima squadra al fianco di Alfredino rappresentano il mio miglior curriculum sportivo. A 39 anni, è sempre il primo ad allenarsi, con spirito di sacrificio e costanza, ed è sempre il migliore nei test fisici e nel rendimento in campo”.
Rocco Catillo* (Compagno di squadra):
“Con Alfredo ho condiviso mille battaglie e ho vissuto tante avventure che potrei raccontare. Sono ricordi indimenticabili che preferisco custodire dentro di me. Con il suo addio, perderemo sicuramente un grandissimo giocatore ed un vero e proprio trascinatore. E anche per me domenica sarà l’ultima partita in Serie A”.
* Rocco Catillo ha iniziato a giocare nel 1978. A 16 anni, l’esordio in Serie A segnando 2 mete. In Nazionale, ha giocato con la formazione Under 16 ed ha fatto parte della prima selezione azzurra capace di battere l‘Inghilterra. A 19 anni, è stato vice Campione d’Italia con il Benevento Rugby. Vanta numerose presenze in Serie A1 e A2, ed è erede di una famiglia che ha dato molto al rugby beneventano, a partire da suo zio Renzo, scopritore di giovani talenti che hanno fatto la storia della Società biancoceleste.
Peppe Calicchio (Ex compagno di squadra):
“Sarò estremista ma per me il rugby si ferma al numero 8! Non ho un buon rapporto con i trequarti: penso che ci sfruttino, ci fanno fare i lavori più duri e loro si prendono la gloria. Ma Alfredo è stato un avanti travestito da trequarti! Giocando con la maglietta numero 9 come mediano di mischia, è stata la ‘cosa’ più vicina alla mischia o almeno un familiare allargato della mischia… lo possiamo definire un 8 e mezzo! Molte volte con lui bastava solo un sguardo, non servivano parole o discorsi. Alfredo, Gladiatore da 30 anni”.
Francesco Velotti (Compagno di squadra):
“Negli ultimi tre anni ho avuto la fortuna di giocare in prima squadra con Alfredo. E’ una persona fuori dal comune, un vero capitano, un esempio da seguire dentro e fuori dal campo, ma soprattutto un grande amico. Si potrebbe definire severo, per come si pone con i ragazzi più giovani durante gli allenamenti o le partite, ma non è mai per caso o per presunzione. E’ sempre aperto al dialogo e disposto ad aiutare. Le sue parole, prima di una partita, hanno sempre centrato il mio stato d’animo e quindi sono riuscite a tirare fuori il meglio da me. Mi ha aiutato a crescere, mi ha spronato nei momenti difficili e mi ha fatto amare ancora di più questo magnifico sport. Vedere che durante gli allenamenti di atletica correva più di noi, era uno stimolo incredibile a dare di più, una carica eccezionale ad impegnarsi per dare il massimo. La sua esperienza è stata una guida per tutti in questi anni e spero, anzi ne sono sicuro, che continuerà a ricoprire un ruolo nella nostra Società. Per quanto riguarda il mio rapporto con lui fuori dal campo, dico semplicemente che lo considero come un fratello maggiore”.
Danilo Molinaro (Compagno di squadra):“Una vita da mediano, a recuperar palloni… la canzone di Ligabue descrive praticamente la carriera di Alfredo. Sembra ieri che l’ho conosciuto! Ci seguiva durante le finali scudetto Under 17 e Under 19: già da allora, quando ero ancora un ragazzino, con il suo modo di fare, con la sua esperienza rugbistica, riuscì a dare quel qualcosa in più alla squadra e ad essere un esempio. Sembrava davvero un sogno poter giocare insieme a lui, un sogno che si è realizzato.
Ho giocato tre campionati con Alfredo, una persona davvero fondamentale per la squadra. I suoi discorsi prima di entrare in campo riescono a caricare al massimo ognuno di noi; in campo invece stimola e trasmette sicurezza: voltarsi e vedere lui che ti incita a giocare bene, a fare un placcaggio, è qualcosa di indescrivibile.
Certo, può darsi che tutto questo dipenda dal fatto che ha i capelli bianchi, ma è davvero quello che ti trasmette! A parte gli scherzi, in poche parole è un giocatore modello per me e credo anche per molti altri.
Sarà sicuramente dura non avere più Alfredo in campo. Spero che l’anno prossimo ricoprirà un ruolo all’interno della Società che ci permetta di continuare a stare con lui sul campo. Il nostro rapporto fuori dal campo? So solo gli voglio troppo bene! GRAZIE per tutto quello che mi hai insegnato e che continuerai ad insegnarmi fuori e dentro al campo”.
Di Luigi Meccariello
La prima volta che vidi Alfredo Dell’Oste, fu la prima domenica di ottobre del 2006. Quell’anno, il Benevento arrivò terza in Serie A, ad un punto dai play off, e l’Under 19 vinse lo scudetto.
In campo con lui c’era anche Carlo Pezzuto, e sugli spalti c’erano Peppe D’Apice e “Zio” Franco Furno. Quanto tempo è passato da quel giorno in cui chiesi chi fosse quel signore brizzolato in mezzo al campo.
All’epoca, Alfredo Dell’Oste aveva 35 anni ma domani ne avrà 40, e sarà la sua ultima partita fra le mura del suo Pace Vecchia.
Alfredo dell’Oste - per tutti “Alfredino” - è stato il mio primo capitano quando ho iniziato a giocare a rugby nel 2006-2007. Senza conoscerlo, mi innamorai del suo modo di giocare, della sua abilità con le mani e della sua tecnica di placcaggio. Giocatore duttile che nel corso degli anni ho visto giocare nel ruolo di mediano di mischia, ala e secondo centro.
Il suo primo maestro il professore Franco Ascantini che, ancora oggi, elogia le sue prestazioni da estremo in gioventù. Nella sua carriera lunga e prestigiosa è stato uno dei pochi atleti professionisti beneventani, giocando nella massima serie con il Piacenza.
Alfredino è nato per essere capitano! Nonostante non sia un colosso o abbia uno sguardo da comandante, la sua voce così suadente riusciva a caricare tutti. Non l’ho mai visto né esaltarsi dopo una vittoria, né fare drammi dopo una sconfitta, né infuriarsi con i suoi compagni di squadra per qualche errore in campo o durante gli allenamenti. Bastavano i suoi atteggiamenti da persona semplice e moderata, a stimolare o rimproverare i compagni di squadra.
Nonostante l’età, Alfredino dal punto di vista fisico e atletico ancora oggi mette in difficoltà molti rampolli del rugby beneventano e non solo (sembra che abbia trovato l’elisir di lunga giovinezza!).
La stagione 2006-2007 è stata l’ultima da capitano, prima di essere sostituito da Alessandro Valente. Ma Alfredino - un po’ per tutti - è rimasta la figura carismatica dell’intera Società.
Quest’anno, ha deciso di indossare la maglia dei neonati Gladiatori Sanniti, progetto in cui crede fortemente.
Peccato che abbia deciso di abbandonare il rugby giocato. Speravo di poterlo rivedere con la maglietta biancoceleste dopo la promozione in Serie B. Ma la speranza è l’ultima a morire!
Di seguito, l’intervista realizzata in una serata trascorsa davanti ad una birra, prima
della sua ultima partita:
Dopo una carriera così lunga come ci si sente a 24 ore dall’addio al rugby giocato?
- Mi sforzo di non pensarci.
Come è iniziata la tua avventura rugbistica?
- Devo un ringraziamento particolare a Ferdinando Cusano (figlio dell’allora presidente del Benevento Rugby, Aldo Cusano) e a Rocco Catillo, che mi convinsero a fare un solo allenamento e a provare a giocare all’ala, considerate le mie caratteristiche (ormai perse!) di velocista.
Descriviti come rugbista.
- Sempre critico con me stesso, e con una continua ricerca del miglioramento (forse non ci sono riuscito fino in fondo!).
Parlaci del tuo ruolo: il mediano di mischia.
- Decisionale, intuitivo e con una grande conoscenza psicologica dei compagni di squadra.
Qual è il momento più delicato di una partita?
- Quando subisci una meta e sotto i pali devi comunicare una soluzione ed essere convincente.
Un particolare singolare?
- Gli odori dello spogliatoio.
La vittoria più bella?
- La partita spareggio contro il Viterbo, in casa, la vittoria e la promozione in Serie A.
La sconfitta più cocente?
- Ne ho avute così tante che faccio un po’ confusione…
La più bella meta che hai segnato o fatto segnare?
- Forse l’ultima contro le Fiamme Oro, perché ho beffato qualche giovane poliziotto beneventano…
Cosa ha aggiunto il rugby alla tua vita?
- Visto che ho cominciato a giocare tra i 7 e gli 8 anni, penso che sia parte integrante e non una semplice aggiunta.
Perché consiglieresti il rugby ad un bambino ed ai suoi genitori?
- Potrebbe essere un motivo in più per godersi la vita.
Quale dei tuoi compagni di squadra non dimenticherai mai?
- Non ho una memoria eccellente ma i miei compagni di squadra li ricorderò tutti finché vivrò.
Sei stato uno dei primi che si è affacciato al professionismo, cosa hai imparato dall’esperienza piacentina?
- Che i soldi non cambiano il modo di vivere ed interpretare il rugby.
Secondo te, cosa manca alla realtà beneventana per imporsi di nuovo in Italia, sia a livello giovanile che seniores?
- Il frazionamento è causa del logorio del movimento rugbistico beneventano. Il progetto dei Gladiatori può essere inteso come grande coordinamento logistico, tecnico e manageriale del nostro sport a livello cittadino e quindi una buona possibilità di slancio sulla scena nazionale. Spero vivamente che si ritorni nelle scuole con validi progetti che diano la possibilità di incrementare il numero di nuove leve, linfa vitale per tutto il movimento.
Come giudichi l’esperimento Gladiatori Sanniti?
- Nonostante un avvio deludente e traumatico, penso che l’anno sportivo che volge al termine per i Gladiatori sia stato una sorta di avviamento. Credo che i mancati successi di quest’anno saranno convertiti in piacevoli vittorie nei prossimi anni.
Le tue prospettive per l’anno prossimo?
- Non ho ancora le idee chiare, spero di restare il più vicino possibile ai miei compagni di squadra.
Davvero questo è un addio?
- al rugby giocato sicuramente.