Dall’avvocato ex Sindaco di Guardia Sanframondi riceviamo e pubblichiamo:
“Non avrei mai voluto scrivere quanto è accaduto nel PD in questi ultimi giorni.
Non fa onore al paese, non fa onore alle aspettative che tantissimi giovani avevano creduto poter cogliere in un momento di grande confusione politica ed amministrativa. Per quel che era possibile fare, lo stato dell’arte sul Comune era noto a tutti!
Mi sono prodigato, dando il massimo, per contribuire a dare una svolta al modo di agire e pensare intorno alla “cosa pubblica” ma tante novità non potevano essere accettate, perché compromettevano il potere del “singolo”. Si è determinata una faida, interna al partito democratico, che a memoria della nuova generazione, cui mi sento orgogliosamente di appartenere, non ha precedenti; rappresentavo, forse, la svolta necessaria per ricacciare nell’ombra qualche “notabile” abituato ad essere ossequiato e riverito.
Ebbene, nel momento in cui si doveva passare dalle parole ai fatti in occasione della indicazione del Candidato Sindaco del Partito Democratico, nella locale sezione si è tenuta una vera e propria consultazione, in cui il mio nome è stato indicato dalla quasi totalità del coordinamento. Con immensa soddisfazione, raccoglievo la disponibilità di tutti ad una competizione elettorale misurata sulle capacità e qualità dei giovani, senza escludere la pregnante presenza del “ notabile ” del Partito.
Le polemiche dei mesi scorsi sulla gestione del partito, ad uso e consumo di qualcuno, sembravano essere state completamente superate, con grande soddisfazione di chi usa la propria intelligenza e cultura per favorire l’accostamento dei tanti giovani assenti alle tematiche della nostra comunità.
L’atto ufficiale di nomina a candidato Sindaco ha certamente scosso qualche piccolo personaggio che, in considerazione del proprio trascorso senza idee e coraggio e per essere stato eletto ( si fa per dire) responsabile del partito, ambiva (?) a poter essere elemento di riferimento di quella parte del gruppo che, in due diverse occasioni (le primarie), aveva dato conto del peso specifico interno (percentuali del 60-70%).
Un atto di democrazia, rivelatosi solo apparente, che ha determinato la chiusura della sede politica e, da quel momento, la porta è stata chiusa ed il quartier generale trasferito in ambito privato.
I candidati e tanti giovani sostenitori, fino ad allora fieri di partecipare ad una battaglia volta al cambiamento e ad alimentare il ricambio generazionale e disposti, altresì, ad entrare in competizione, sono stati poi costretti a varcare, forzatamente, soglie indesiderate. La vicenda ha assunto carattere dirompente atteso che si stava consumando una vera congiura di palazzo in cui il despota formalizzava il suo intento di guidare i suoi nella competizione.
Cosa poteva essere mai accaduto per determinare in taluni “ arlecchini “ la decisione di seguire il loro CAPO ? Vero è che, alla Corte del RE, si presentavano il compare ed un vecchio luogotenente (era fallita da parte di costoro l’ aspirazione di sovvertimento delle cariche pubbliche) assicurando il loro sostegno ma condizionandolo ad un ritorno al “VECCHIO”. La tanto agognata svolta, il ringiovanimento ed il cambiamento davanti a cotanto riavvicinamento, dovevano aspettare!
Credetemi !!! Il cambiamento, se praticato, fa paura a coloro che non avrebbero potuto più marciare nel silenzio, costretti al confronto e a misurarsi sulle capacità e non sui numeri.
Viene così posto in essere l’atto più ignominioso che si possa tollerare, l’offesa più grande che gli organi (?) democratici possano subire: l’oltraggio alla democrazia. In modo subdolo e autoritario, il Singolo si è auto investito della candidatura, si è designato a tutore di non qualificabile pericolo democratico e, quel che è peggio, quale garante dei più …chi?
Quali soggetti capaci di autodeterminazione? Gli organi investiti da Statuto sono usati da zerbino con su scritto “ fedeli comunque …..”. L’ autorità provinciale è stata assente, complice e palesemente fautrice di una operazione di conservazione del potere, tale da spaventare anche chi vive di sola aria. Non posso più restare in un partito che partito non è! Non posso sentirmi parte di un gregge guidato in modo autarchico, dove si simulano fatti e dichiarazioni mai esistiti, dove le stesse persone che, a parere del SOLITO, non volevano candidarsi, sono poi stati candidati.
Ho preoccupazione per alcuni di loro perché li ho convinti su una motivazione e ne ritrovano altre ma, poiché sono uomini liberi e non costretti, sapranno trarre giusta conseguenza.
Vorrei che questo nostro paese, dove lavoro e vivo, possa trovare l’occasione per scrollarsi di dosso questo pesante fardello, uscire dal feudalesimo e dire basta ai flagellatori di intelligenze e alle metodologie praticate facendo finta di voler cambiare per non modificare niente; i tribuni di turno si sono resi complici di colpe e responsabilità e l’elettore, nel segreto dell’urna, dovrà fare giustizia del grave atto di imperio teso alla conservazione del potere.
Resterò attento osservatore, propugnerò ogni mia forza per favorire l’elezione di chi vorrà modificare lo status quo e dire basta ai soprusi portati da soggetti che, per il loro passato, non possono avere gran considerazione delle regole democratiche. Dobbiamo, con la competizione elettorale in atto, avere forza e determinazione per scongiurare un prossimo futuro ancora legato ed ancorato a mezzi di sopraffazione intellettuale che hanno costretto tante intelligenze, motivo di vanto per la nostra comunità, ad emigrare per non meglio precisate ragioni o, per vero, per le tanto note ragioni.
Lascio il partito democratico perché tradito nelle ragioni della sua nascita!Lascio il partito democratico perché continua ad essere vecchio sia nei soggetti che nel metodo democratico!”