La desertificazione della cultura
Siamo a disagio.
Va da sé che quando il disagio non è del singolo individuo, ma l’individuo è solo la vittima di una diffusa mancanza di prospettive e di progetti, se non addirittura di sensi e di legami affettivi, come accade, ahimè, oggi nella nostra cultura, è ovvio che risultano inutili le cure farmacologiche cui oggi si ricorre sin dalla prima infanzia o quelle psico-terapeutiche che curano le sofferenze originate nel singolo individuo.
A dirla come Goethe, per cui l’uomo è un essere volto alla costruzione di senso (sinngebung), nel deserto dell’insensatezza che l’atmosfera nichilista del nostro tempo diffonde, ne ricaveremmo che il disagio non è più psicologico, ma culturale. E allora è sulla cultura collettiva e non sulla sofferenza individuale che bisogna agire, perché questa sofferenza non è la causa, ma la conseguenza di un’implosione culturale di cui i giovani, parcheggiati nelle scuole, nelle università, nei master, nel precariato sono le prime vittime.
Se il disagio giovanile non ha origine psicologica ma culturale, inefficaci appaiono i rimedi elaborati nella nostra cultura, sia nella versione religiosa, perché Dio è davvero morto, sia nella versione illuminista, perché non sembra che la ragione sia oggi il regolatore dei rapporti tra gli uomini, se non in quella formula ridotta della “ ragione strumentale”che garantisce il progresso tecnico, ma non un ampliamento dell’orizzonte di senso per la latitanza del pensiero e l’aridità del sentimento.
Il disagio non è esistenziale, ma culturale.
Il significato dell’esistenza non appare privo di senso perché costellato da sofferenza, ma appare insopportabile per la percezione dell’insensatezza del proprio esistere.
Dov’è il rimedio? Nella ricerca esasperata di “senso”, come vuole la tradizione giudaico cristiana, o nel riconoscimento di quello che ciascuno è, delle proprie virtù, della propria capacità…? Per dirla in greco del proprio “daimon” che può approdare alla felicità “ eu-daimonia”…
Interrogati non riusciamo a descrivere il malessere perché subiamo un analfabetismo emotivo che non ci consente di riconoscere più i nostri sentimenti e tanto meno di dare loro un nome.
Il governo massiccio della corazza opaca e spessa del silenzio e una segreta depressione per uno stato d’animo senza tempo languono come un rumore insensato.
La macchina del “ nulla” che avvia questo circolo vizioso inabissa il tempo in una ossessione volta alla ricerca del prodotto che promette la liberazione da ogni cura, proponendo quello che Freud chiamava “ coazione a ripetere”, dove l’insaziabilità si scontra con l’inadeguatezza dell’oggetto e l’impossibilità della felicità.
Non ripudiamo il nostro desiderio di cultura che rende operante la comunicazione fra i popoli e con se stessi.
Non riempiamo il vuoto della cultura col farmaco o con la droga, permetteremmo a una “ giara bucata” di offenderci.
Una grande tristezza invade gli uomini. I frutti del raccolto si corrompono. La luna è malvagia. Siamo divenuti aridi, le fonti non hanno più acqua e il mare si è prosciugato.
Una piatta palude senza anima…se non c’è cultura.
Maria Pia Selvaggio


Le costole sono gabbia e il cuore si ciba di lische. Sono mamma, ma vermi e cardi s’inseguono nella mia mente. Solo una smagliante fanciulla corre verso di me senza raggiungermi più: sono io, sono quella che non sono. Sperduta in un palcoscenico che chiamano “normalità” ho perso i miei ammiratori e la mia vita e nessuno mi dice come si conquistano la pazienza e la sopportazione. Prigioniera nell’eternità e affamata nella strada, senza una finestra da dove spiare il ritratto che volevo per me. Non voglio sentire i tuoi vagiti e faccio scorrere nel mio corpo la musica, per addomesticarti, e vorrei ci fosse una corda per lanciarti, mentre ti cullo mormorando melodie.
Non è mai facile parlare di donne, come non è mai facile parlare di Resistenza, ma a volte dei piccoli spunti che la vita quotidianamente ci offre prendono il controllo della nostra mente impossessandosi dei sentimenti, e allora tutto diventa semplice e le parole sgorgano dalla nostra sorgente interiore.
Un movimento giovanile americano sta riscontrando un discreto successo di pubblico e adepti: “True Love Waits”, il vero amore sa aspettare! Le giovani coppie si giurano castità fino al matrimonio inneggiando ad essa, come scelta gioiosa e volontaria. Fino a qualche decennio fa tale soluzione era “imposta” dalla famiglia, specialmente nel meridione, per salvaguardare il proprio onore. Molte sono state le censure, sia religiose che sociali, riguardanti il sesso e la libido; addirittura a metà Cinquecento misero all’indice libri e disegni ritenuti scandalosi, arrivando a censurare persino i nudi del Giudizio Universale di Michelangelo, nella Cappella Sistina.
Forte, seducente, post-femminista e iper-femminile capace di coniugare immagine e determinazione, di trasformare la sua femminilità in un’arma di convincimento popolare: la donna!
Sta riscuotendo un grande successo il concorso a premi di fotografia, pittura e poesia dal tema ‘Mosaici – frammenti di emozioni per rendere arte la cultura di un diritto’. “Il concorso - spiega Sonia Mottola del coordinamento pari opportunità della Uil – è rivolto alle donne e nasce dalla volontà di proporre una seria riflessione sulle necessità di garantire la sicurezza in tutte le realtà lavorative e la promozione di idonee misure di prevenzione e di informazione. Questa prima edizione – continua Anna Lengo responsabile della sicurezza Uil poste – è dedicata a tutte le amiche che vogliono portare, con i propri lavori, la propria testimonianza su questa importante tematica, dandone così una propria visione, una propria idea artistica”. Attraverso l’utilizzo delle arti visive si vuole “focalizzare l’attenzione su una questione di elevato valore sociale non sempre trattato con la dovuta attenzione”, conclude il segretario generale della Uil di Benevento Fioravante Bosco. L’iniziativa è aperta a tutte le donne maggiorenni anche se non inserite nel mondo del lavoro. Il primo classificato per ogni categoria riceverà un premio in denaro, fermo restando che per tutti i lavori presentati sarà allestita un’apposita mostra in omaggio al contributo di ognuna. Per maggiori dettagli e per ricevere la scheda di partecipazione si potrà consultare il bando di concorso pubblicato sul sito www.uilbenevento.it . Gli interessati potranno anche telefonare alle sindacaliste Sonia Mottola (329 – 9192298) e Anna Lengo (335 – 6698061), o potranno presentarsi presso gli ufficio della Camera Sindacale Provinciale Uil di Benevento in Corso Dante Alighieri n10. Le domande di partecipazione, corredate dai relativi lavori, potranno essere presentate entro e non oltre il 25 aprile 2010.
Non dirmi “donna” che io già non sia. Sono gelosa delle mie frecce, ossia delle mie vittime; dei miei compagni, ossia della mia solitudine. Fabbrico la bellezza, la castità, le debolezze e sono pura sotto le sembianze di una vergine. Gusto l’amaro piacere d’ingannare nel letto colui che amo e nell’immaginazione colui che non amo.
Gli amanti si strappano il cuore: è San Valentino. Si parlano a bassa voce e ascoltano i sussurri impegnati a scuotere le emozioni.
Lo squarcio giunge appena in tempo e sparpaglia gli anni istupiditi dal silenzio, da amori finiti che hanno smaltito il loro delitto. I passi risuonano dal sottosuolo dell’animo e il pendolo del passato ritorna come una vaga fosforescenza abbastanza ampia da misurare le orme che separano dalla morte.
Quando nasce un anno tutto diventa più limpido e si affastellano i desideri, per farli esplodere insieme alle bollicine che si trattengono in gola…e tutto è più frizzante.
…E poi ti bastano tre parole messe in fila, ti basta una carezza sui petali appena sbocciati, ti basta un tuono in lontananza che accompagna dolcemente un temporale estivo. Ti basta una vetrina vuota dove specchiarti o una lunga lingua d’asfalto da percorrere. Ti basta sentire il canto delle cicale che raccontano una sera pietosa. Poi senti pesare su di te la bassezza delle lingue di fuoco dell’arcobaleno che va via, che per lo più non sono altro che mancanze di rispetto dei colori che, stanchi, sopportano senza cedimenti il vento prezzolato dalle cicale…e ti ascolti. Sai che puoi sbattere la testa sulla tomba come un cadavere appena interrato…
Il coordinamento delle donne della Cgil di Benevento esprime la propria solidarietà a tutte le donne della Cgil di Avellino per l’accaduto del 26 novembre quando alcune mura della città sono state imbrattate con scritte contro le donne della CGIL di Avellino. Il fatto è accaduto proprio nella giornata che doveva vedere la donna al centro di un dibattito nazionale sulla violenza che troppo spesso la colpisce. Questa la nota ricevuta in redazione.
“La violenza sulle donne” è il tema della giornata che il Dipartimento Pari Opportunità dell’ Udc di Benevento ha organizzato per il 25 novembre. Le responsabili provinciali Lepore e Finizio invitano tutti a partecipare a riflettere su questo fenomeno.
Le lampade si spengono e cominciamo a tessere i fili imprevedibili di un destino che ci ha incrociati come un arazzo, cosicché non distinguiamo né l’abito rosso, né quello azzurro, né ,altresì, il bianco. Sovrapponiamo in noi maschere su maschere, rifiutiamo il timore di chi non si riconosce e si perde in mille domande… Nelle brume dei nostri desideri nascosti, tormentati dal vento del piacere che ci sferza le viscere, ci affidiamo a quella muscolosa insidia che è la ferinità. Spalanchiamo, ognuno a suo modo, le porte principesche della sincerità dell’essere animali, all’improvviso compiacenti delle nostre mani, dei nostri gesti, dei nostri piaceri colanti, dei nostri nascondigli confusi nell’essere femmine e maschi e ancora…di essere schiavi di una razza asessuata che ci rende padroni.
Di te ricordo i grossi silenzi e gli sguardi nel vuoto.
Il 9 e il 10 Settembre si è tenuta a Roma, su iniziativa della Presidenza Italiana del G8, la Conferenza Internazionale sulla violenza contro le donne. Il Ministro Carfagna, che ha presieduto la Conferenza, durante i lavori ha ribadito la necessità di condannare gli abusi e la violenza contro donne e bambine. Orrori che possono essere sconfitti definendo una strategia comune per combatterli. La violenza e l’abuso sono mali che vanno ricondotti nelle più inaccettabili forme di violazione e privazione dei diritti umani. Per riuscire in questo intento, si è posto l’accento su una nuova epoca di cooperazione internazionale e di una grande alleanza tra tutti i Governi e la società civile. L’attenzione sul fenomeno non va persa e per questo l’Italia afferma il suo impegno a mantenere la questione al centro dell’agenda internazionale. Nei giorni precedenti e successivi alla Conferenza sono andati in onda nuovi spot pubblicitari di sensibilizzazione al fenomeno della violenza sulle donne, un passo avanti rispetto al passato. Sensibilizzare i cittadini al crudo tema della violenza attraverso povere immagini ma ricche di significato, è già un mattone che cade giù dal grande muro dell’indifferenza. Non si può essere ciechi dinanzi ad una tale crudeltà che non ha motivo di esistere. Nessuno può distruggere il pudore di una donna, se non la donna stessa. Nessuno ha il diritto di annientare un essere umano per propri sfoghi personali. In realtà bastano poche grida per porre fine ad un grosso silenzio.
Come si può descrivere la violenza su una donna?















EDITORE: