“Il culto Odinico nella Campania Longobarda”, questo il titolo del libro del dott. Pasquale Costagliola, storico per passione, presentato ieri in tardo pomeriggio, presso il Centro di cultura “Raffaele Calabria” di piazza Orsini. Un saggio sulla presenza longobarda nell’Italia meridionale che mette insieme storia, religione e leggenda. L’autore, da sempre in prima fila nell’impegno ambientale che si ricollega alla storia patria, ha dato luce ad un periodo storico, forse ai più oscuro, che ha segnato e visto protagonista la nostra provincia e la nostra regione. Una ricerca di natura etno-antropologica che percorre i circa 500 anni di Longobardia Minor.
Nelle sue pagine Costagliola, attento e minuzioso nell’utilizzo delle sue fonti, narra la grandezza di quel popolo, i Winnili (cosi chiamati da Diacono nell’Historia Longobardorum) discesi dalla Scandinavia e giunti fino e oltre i nostri territori. La città di Benevento con il suo ducato costituì l’estrema propaggine meridionale del dominio, diventando un centro di estrema importanza culturale. E’ doveroso infatti ricordare, oltre ai monumenti a vista che il nostro centro cittadino possiede, la scrittura beneventana alla pari della più nota minuta carolina, il canto beneventano che resistette alla diffusione dei canti gregoriani fino all’XI sec e la presenza sul territorio sannita di una delle poche scuole di pittura e miniatura longobarda.
“Il saggio – ha affermato Nuzzolillo moderatore della presentazione - dà un idea complessiva delle diverse sfaccettature della civiltà dell’epoca, fondamentali per il puzzle della nostra identità”. “Non è casuale inoltre l’uscita del testo di Costagliola, testo che vede la luce – ha aggiunto- in un momento di riscoperta e rivalorizzazione del passato longobardo, scia in cui si è mossa la stessa città in lizza con la chiesa di S. Sofia per l’Unesco”.
L’argomento che ha ispirato il libro ha a che fare con un fenomeno “più che storico, sciamanico”, l’autore infatti, un curioso estimatore della cultura celtica, ha centrato la sua ricerca sul fenomeno della “caccia selvaggia”, un rituale che inneggiava al passar della vita, delle stagioni e al ciclo della natura ma che nelle leggende popolari acquistava un quid di ancestrale misticismo.
“Nella mia ricerca mi sono imbattuto – ha affermato Costagliola – nella Cronaca di S. Barbato, vescovo beneventano, famoso per l’abbattimento del noce stregato. Nella Cronaca si parlava di questi rituali odinici, cortei di dannati che, in questa cittadina della Longobardia minor, terminavano all’ombra del noce sulle sponde del fiume Sabato”. Ed ecco allora che la narrazione storica si intreccia alla magia, alla leggenda delle janare, alla religione e perfino al gossip di corte, con “l’inciucio” della concubina Rosmunda, per irretire il lettore nelle pagine strabilianti, fresche e scorrevoli del saggio.
Ad animare la presentazione, dove erano presenti oltre all’autore e a Billy Nuzzolillo, Aristide Verrusio, presidente dell’Associazione ex alunni de La Salle, e il colonnello Nicola Corbo presidente della sezione di Benevento dell’Unuci, un dibattito tra storici sull’aggettivo “minor” attribuito alla nostra Longobardia rispetto al regno settentrionale. Il prof. Pareo, intervenuto con precisione zelante sull’argomento, sosteneva infatti che tale aggettivo fosse offensivo nonché impreciso in quanto, se si guarda ai sec in cui il regno è stato in piedi, quello di Benevento ha resistito almeno 400 anni in più rispetto a quello di Pavia, prima capitale dello stato barbarico settentrionale, detto “maior”. Per tanto bisognerebbe adottare l’aggettivo “meridionale”, il quale non implica rapporti di gerarchia ma guarda solo ai confini geografici.
Grazie al suo intervento, enunciato con passione di studioso ma anche di chi è attaccato alle proprie radici, il professore ha convinto la platea presente, che si è sentita coinvolta in un orgoglio longobardo, forse mai esistito o forse solo assopito.
Il libro, diciamolo, non solo è un occasione di conoscenza storica ma è anche momento di ricostruzione della nostra identità, composta si da geni sanniti ma anche da quelli longobardi. Capire da dove veniamo e chi siamo diventa fondamentale in questo mondo di globalizzazione, in cui è vitale non perdere l’identità storica di ciascun popolo.
Sara Capitanio