Era la scorsa primavera quando ho sentito parlare per la prima volta di Oschi Loschi, esattamente da quando “qualcuno” mi chiese un parere su un racconto, se poteva andar bene o meno per questa raccolta dal tema assolutamente libero. “Secondo me si”. Nel giro di qualche giorno fu inviato per l’impaginazione e, morale della favola, adesso è uno dei racconti più loschi. Per chi si chiede da cosa nasca il nome Oschi Loschi, lo scopriamo direttamente andando a curiosare sul blog ufficiale: “La gloriosa terra osca (l’attuale Sannio e Irpinia, ma anche il Molise, parte della Lucania e dell’Abruzzo) non offre solo colline verdeggianti e aria buona, ma anche (tante) storie da raccontare. Le antologie Oschi Loschi raccolgono il meglio della narrativa “osca” contemporanea, senza condizionamenti di genere o stile, il tutto condito da una predisposizione al “losco” nel senso più ampio e allettante del termine”. Passata l’estate, Oschi Loschi ha iniziato a far parlare di sé, con dettagli interessanti. Il primo riguardava la veste grafica, curata da Aurora Lobina, che ha sfruttato il tema dei quattro semi delle carte napoletane. Denari, bastoni, coppe e spade per suddividere i racconti in quattro parti, a seconda del tema trattato. Coppe: l’ebbro destino e le sue ombre inquiete; Spade: colpi al cuore per placare la sete di vendetta; Denari: valori che non si custodiscono in cassaforte. Bastoni: castighi divini per chi non se li cerca. Ed una sera di ottobre, quando l’aria si era da poco rinfrescata, più o meno causalmente, ho avuto il piacere e l’onore di conoscere il curatore e l’editore di Oschi Loschi nonché entrambi autori di due dei venti racconti, due fantasiosi racconti che si caratterizzano per un tagliente tocco noir, Flavio Ignelzi e Maria Elena Napodano. Quella sera Oschi Loschi, fresco di stampa, era nelle mani di alcuni degli autori ed io, che supporto volentieri i miei amici, o per lo meno quelli che vale la pena di supportare, senza pensarci due volte ho prenotato una copia del libro. Ma fortunatamente, non ho dovuto aspettare ieri sera per acquistarlo perché sono riuscita ad accaparrarmelo la sera stessa. Con grande stupore e con molta curiosità ho iniziato a prendere confidenza con il testo. L’ho sfogliato, toccato ed osservato a lungo. Ed è stato un vero piacere in tutti i sensi. Dalla copertina, una sovrapposizione degli assi delle carte napoletane, all’indice dal quale ho letto i titoli di tutti i racconti ma dal quale ho scoperto, con gran sorpresa, di conoscere almeno una dozzina degli autori. Impossibile non conoscerne almeno uno: Filippo Ciasullo, Paola Corona, Federica D’Avanzo, Anna Lisa De Mercurio, Giuseppe Di Gioia, Umberto Di Lorenzo, Emilio Fabozzi, Luigi Furno, Stella Iasiello, Flavio Ignelzi, Alessandro Paolo Lombardo, Maria Elena Napodano, Isabella Pedicini, Annamaria Porrino, Ernesto Razzano, Marcello Serino, Massimo Varchione, Giovanni Vergineo, Daniele Viola, Donato Zoppo. Questo, ovviamente, mi ha incuriosito ancora di più. Infatti ho iniziato a leggerlo la sera stessa, mi piaceva l’idea di mettere a confronto ogni autore con il suo racconto. Originale anche l’idea di abbinare una colonna sonora ad ogni sezione. Ad esempio per le coppe il sottofondo musicale consigliato è Nine Inch Nails: “God Given”, John Powell “Assassin’s Tango”, Agnes Obel “Riverside”, Air “Alpha Beta Gaga”, Antony & The Johnsons “Everything is new”. Per le spade Marco Bardoscia “The Dreamers, Paul Weller “You do something to me”, Massive Attack “Teradrop”, Harry S.Miller “The cat came back”, John Cage “4.33”, 90° Minuto “Sigla”. Per I denari The Antelers “Kettering”, Eva Mon Amour “Per un po’ di niente”, Ludovico Einaudi “Nei varchi di luce”, Sigur Ros “Ara Batur”, Zucchero “Blu”. Ed infine per i bastoni Iron & Wine “Cinder and smoke”, Bruce Springsteen “This hard Land”, Scott Walker “Farmer in the city”/ The BOoks “Take time”, Leonard Bernstein e l’Orchestra Nazionale Francese “Concerto per pianoforte e orchestra in Sol maggiore di Maurice Ravel”, Ivan Graziani “Firenze (Canzone Triste)”. Parlo personalmente ovviamente, il mio giudizio complessivo alla fine di ogni racconto è stato molto positivo. Anzi, ad essere onesta, in alcuni casi sono rimasta davvero sbalordita per l’estro letterario ma è l’iniziativa in sé che mi piace, non solo perché in questo modo si è riusciti a dare visibilità a chi ama scrivere ma soprattutto perché al 90% si tratta di una operazione made in Sannio. Ieri sera, quindi, finalmente si è tenuta la presentazione di Oschi Loschi presso la Locanda di San Bartolomeo, e per l’occasione gli autori sono stati intervistati da Melania Petriello e Mario La Monaca ed hanno, più o meno soddisfatto le curiosità dei presenti. La serata è stata accompagnata da intermezzi musicali curati da Massimo Varchione e letture interpretate da Martina Iorio. Dimenticavo, un’altra particolarità per cui vale la pena leggere Oschi Loschi sono le biografie, più o meno serie degli autori. E no, non vi svelerò qual è il mio racconto preferito. Ma vi dirò, senza voler far torto ad alcuni autori piuttosto permalosi, che ho sicuramente preferito le donne agli uomini!
Mg