La crisi economica imperversa, il bilancio delle attività rischia di segnare un rosso fuoco, che fuoco per vita non è. Cosi, nel dispiacere dei “delitti della crisi”, gesti folli di uomini indebitati fino al collo, soluzioni-spiraglio di quell’Italia che i secondi li usa per abbattersi e la vita intera per riprendersi, potrebbero arrivare.
In seguito alla liberalizzazione degli orari di apertura, per le attività commerciali, resta da capire se puo’ essere una valida soluzione per tutti, anche, effettivamente, per gli esercizi commerciali a conduzione familiari o se tutti possano permettersi neo-assunzioni nei festivi, che diventerrebbero di apertura lavorativa. L’Italiano, ancor più il napoletano, caloroso e venditore della “pagnotta”,sa sempre cosa inventarsi, come reagire ad un commercio fermo, ad un cliente dalle tasche striminzite e allo Stato che si inventa la finanza dell’ultimo atto, in zona cesarini.
Secondo Confesercenti,calano i consumi, chiudono le attività, i negozianti falliscono e quale soluzione migliore per i piccoli commercianti ? Parafrasando la grinta di Ligabue, che nelle canzoni, racconterà pur qualche volta l’Italiano medio,”niente paura”, c’è la crisi?
Niente paura, appunto, si ricicla nelle vendite a domicilio o nel commercio ambulante, entrambi fenomeni in crescita. Sono molte le esperienze di chi racconta dell’arrivo del mega-colosso centro commerciale che ha avuto un impatto devastante sull’attività dei venditori, fino a che quest’ultimi si sono ritrovati con una perdita del più del 10%. La crisi ha dimezzato i guadagni degli investitori e dei rivenditori, fino al collasso di perdita del 30, 40, 50 per cento e… non parliamo di saldi!
Se non mancano le “alternative di lavoro” rispetto a chi ha potuto cambiare totalmente il settore della propria attività lavorativa, quella più geniale e strategica sono i nuovi servizi.. a domicilio.
C’è, infatti, chi ripara computer a domicilio, in seguito alla chiusura di piccoli marchi locali, che a distanza di qualche anno nessuno vuole e puo’ comprare, data la pressione della crisi e il rischio dell’investimento che aumenta come lo spread!
La strategia di marketing dunque diventa psicologia del lavoro, perché se non è il cliente che va al negozio, sono i rivenditori che vanno dal cliente, in un menage caratteristico del vespiano “Porta a Porta”. Cosi, questo, puo’ essere un modo valido per vincere sull’affitto che corre, la merce che si perde, che va riacquistata e che non bisogna più buttare, quando, come si suol dire “il gioco non vale la candela…”.
Se c’è chi passa alla modalità “servizio a domicilio” per la crisi, c’è invece che lo fa per adattarsi ai bisogni e alla necessità della famiglia,per le attenzioni al secondo figlio, o per evitare di mandare all’aria un matrimonio per le assenze nella coppia. Così l’improvviso “servizio a domicilio” è la garanzia di aver risposto ad un annuncio su internet e ritrovarsi alle dipendenze un gruppo di sei o sette persone.
Dal 2006, secondo un dato piuttosto recente, le vendite a domicilio crescono con una media del 3% all’anno, e hanno superato indenni i tre anni della crisi nella quale invece si sono persi 25mila negozi. L’ultimo bilancio delle aziende associate Univendita (da poco entrata in Confcommercio) è stato di 823 milioni di euro, mentre per l’anno in corso si prevede di superare il miliardo.
E’ facile intuire che rispetto al passato sono cambiati i venditori, si punta di più alla formazione, cercando di evitare la pressione fastidiosa sul cliente, costruendo un potenziale “buon rapporto” con il cliente, che garantirebbe in più casi la riuscita, della vendita.
Il 2 o 3% si lancia nel commercio ambulante, il 3/4% nella vendita diretta, attività nella quale possono essere favoriti perché hanno una buona capacità dialettica, e poi si tratta sempre di un lavoro imprenditoriale. Il commercio ambulante, che assorbe una quota piccola ma non trascurabile di ex negozianti, viaggia verso una quota di mercato dell’11%. Gli ambulanti, con i loro 170.845 esercizi, coprivano infatti alla fine del 2010 il 10,5% della complessiva distribuzione commerciale, con un aumento del 20% messo a segno tra il 2000 e il 2010. Il giro d’affari del comparto supera i 25 miliardi di euro.
Però non tutti i commercianti che sono costretti a chiudere il loro negozio hanno la possibilità di “reinventarsi” come venditori a domicilio, o ambulanti, ritrovandosi la concorrenza, il più delle volte sleale e non tassata, dei cinesi o dei venditori orientali.
La crisi economica avanza e forse Darwin aveva ragione sulla selezione naturale e sulle funzioni adattive,anche dei commercianti!
Raffaele Di Santo