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Archivio per la categoria ‘Attualità’

Omofobia e discriminazione: al Sud metà della popolazione non accetta un insegnante gay

Scritto da: redazione maggio - 18 - 2012 COMMENTI

gayAl Sud c’è qualche problema più ad accettare gli omosessuali. I cittadini del Mezzogiorno dichiarano di essere molto poco favorevoli ai matrimoni omosessuali, che viene considerata in larga parte ancora una malattia dai più ed è al Sud che sono maggiormenti diffusi ancora i più antichi stereotipi sull’argomento. Solo il 49 per cento dei cittadini del Sud si ritiene favorevole al ricoscimento degli stessi diritti degli etero agli omosessuali. Resta ancora un argomento tabù soprattutto l’omosessualità maschile rispetto a quella femminile. Infatti,il 49,3 per cento della popolazione del Sud ritiene meno accettabile una relazione affettiva tra due uomini. Cosa che, invece, per il 62,3 per cento è più accettabile tra due donne.  Al Sud, più della metà dei cittadini intervistati, circa il 52 per cento ritiene “Inaccettabile” che un insegnante delle scuole elementari sia gay. Nel mezzogiorno inacettata è l’omosessualità al 32 per cento circa se riferita ad un ipotetico rappresentante politico, il 30 per cento vede come un problema un amico omosessuale,  il 38 per cento reputa inefficiente un medico omosessuale. Inefficiente è un collega e/o un superiore per il 30 e i 28 per cento,rispettivamente. Altro dato chge misura il pregiudizio con forme implicite e questionari ispliciti chiarisce come al Sud la percentuale più alta, il 10 per cento circa, un datore di lavoro non assuma un dipendente omosessuale pur avendo le competenze richieste.  Il 10,5 per cento non affitta l proprio appartamento a ragazzi omosessuali, il 5 per cento degli omossessuali viene trattato “Meno bene” dei proprio colleghi. Nel mezzogiorno, per il 28,3 per cento l’omosessualità resta “ancora una malattia”, nonostante non faccia più parte di patologie da più di 20 anni. Per il 32,3 per cento l’omosessualità ha la connotazione di “Immorale”. Per il 30 per cento, il coming out omosessuale è una vera e propria “Minaccia per la famiglia”. Il dato più significativo è quello del 15 per cento che ha a che fare con l’”Omosessualità implicita”:” alla domanda, è gay, bisex o etero?” questa percentuale non risponde. Infatti, nel Mezzogiorno si dichiara solo meno del 2 per cento, segnando anche qui uno dei dati più bassi in positivo, più alti in negativo.  I settori, in cui si afferma maggiormente la discriminazione verso gli omosessuali, continuano ad essere il lavoro e il setting scolastico. Lo rileva l’Istat.

Siamo certi che la vera malattia,sociale e individuale, non sia l’omofobia?

Raffaele Di Santo

Scandalo consulenze per gli Enti, De Lorenzo: “Cifre dolorose. L’informazione? Più che un privilegio”

Scritto da: redazione maggio - 18 - 2012 COMMENTI

Riceviamo & Pubblichiamo una nota stampa  di Giuseppe Lorenzo in merito allo scandalo delle consulenze agli enti della Provincia. De Lorenzo, torna, sul dilagare di un’informazione “da privilegio”:

giuseppe-de-lorenzo“Una notizia, fors’anche all’apparenza scontata, ha dominato, fra i tanti, in questi giorni, il dibattito cittadino. E’ quella relativa all’elenco, reso noto qualche settimana fa, dal quale si evince che sono stati spesi ben undici milioni di euro, nel solo anno 2010, da Provincia, Comune di Benevento, Università del Sannio e Camera di Commercio per consulenze. A poche ore dalla notizia, è stata l’On. Nunzia De Girolamo a lanciare, ed a ragione, il grido d’allarme, definendo scandaloso tale metodo, di stampo chiaramente clientelare.
E’ un rosario lunghissimo in cui, ed è l’elemento più grave che induce a riflettere, è che i nomi, come da copione, sono sempre gli stessi, ripetendosi, con certosina costanza, non solo per più incarichi avuti dallo stesso ente, ma anche dagli altri. Un esempio vale per tutti. Non si capisce, infatti, per quale motivo, se ci si limita al settore della informazione scritta e parlata, c’è solo qualche giornalista che vediamo beneficiato in più di un ente. Perchè è lecito chiedersi, tali operatori non vengono trattati allo stesso modo? L’informazione condotta da un portale non è la stessa di quella di un altro portale, oppure, quella di un giornale locale non è simile all’altra di un altro settimanale o quindicinale? Non se ne intuiscono i motivi anche se, ben si sa, che tante volte il merito primo, che, in ultimo condiziona la scelta, è quello del condizionamento al sistema di potere imperante. Se si è fuori dal coro, si può essere certi che si è esclusi dal circuito stesso. E l’esempio dell’informazione è uguale a quello degli altri settori.
Siamo veramente in un crescendo senza fine al punto che non possiamo neanche più parlare di privilegi. Questi sono, senza dubbio, dei veri e propri soprusi. E’ davvero triste e doloroso leggere queste cifre, elencate l’una dopo l’altra, nel momento in cui anche nella nostra comunità c’è tanta gente che vive con una pensione da miseria; ci sono padri di famiglia che si affannano nella tema quotidiana di non riuscire a mettere a tavola il cibo per i propri figli; non mancano malati che non hanno mezzi a sufficienza per evitare, dinanzi a patologie severe, le lunghe liste di attesa.
La De Girolamo, concludendo la sua nota di raccapriccio, lancia una proposta che merita di essere accolta al fine che episodi del genere abbiano a concludersi. La deputata sannita sostiene che innanzitutto tali consulenze debbano essere ridotte al minimo ed affidate in casi di estrema necessità e solo quando ci si trovi nella totale impossibilità di servirsi delle professionalità già in carico nei vari enti. Qualora, per motivate ragioni, ciò non sia possibile, l’affidamento dovrà avvenire per meriti, magari attingendo a delle graduatorie stilate in proposito, e, ciò che è più importante, cercando di favorire tutti e non solo e sempre determinati soggetti che hanno l’unico merito che è quello della fede politica.
Nell’elenco reso noto, come sempre, per non smentirsi, la fa da padrone, il Comune di Benevento. Questo avviene nel momento in cui il Sindaco informa la città che le casse comunali siano al collasso, attribuendo, poi, la colpa solo alle passate gestioni. Per questo, i cittadini, a suo dire, non possono, di certo, stupirsi se le imposte aumentano. Le colpe sono degli altri e vengono da lontano, ma, oggi, tuttavia, dinanzi alla realtà economica disastrosa che è sotto gli occhi di tutti, invece di invertire la rotta, si procede nello stesso modo.
Ecco perchè, mi si permetta, non ascolto più i suoi lunghi monologhi politici anche per il motivo che, non confacendosi alla realtà che ci circonda, in ultimo, non permettono di approdare, mai e poi mai, ad alcunchè di concreto. Politicamente, la sua figura si è allontanata definitivamente dalla mia vita. Questo per quanto riguarda le consulenze, per non parlare di altri tipi di incarichi. Ma di questi si stanno interessando altri. Più in alto di noi.

Università. Zerella: “Non sono il consigliere del principe”

Scritto da: redazione maggio - 18 - 2012 COMMENTI

unisannioDal Prof. Domenico Zerella Componente del Consiglio di amministrazione dell’Università degli Studi del Sannio in rappresentanza del Ministero dell’Istruzione, università e ricerca riceviamo e pubblichiamo: “Mi dispiace per il prof. Perlingieri, ma nel mio caso non mi ha scelto il rettore Bencardino, bensì il ministro dell’Università: non sono quindi il “consigliere del principe”. Facili battute a parte, il dibattito che si è aperto da qualche giorno sul ruolo e la funzione dell’Università del Sannio ha il merito innegabile di aver riportato al centro dell’attenzione pubblica un tema che appare certamente essenziale ed imprescindibile per lo sviluppo del nostro territorio. Ed è stato molto importante che ad avviare la riflessione siano stati proprio coloro che dell’avviamento e del consolidamento dell’Università sono riconosciuti protagonisti. Al di là delle sterili polemiche sull’invito al rettore, però, un richiamo mi sento di fare, innanzitutto, agli amici del Forum Tel, organizzatori del dibattito: oltre al rettore, in quella sede c’era un altro convitato di pietra, cioè il sindaco della città, che qualche cosa sul ruolo dell’ateneo all’interno delle prospettive di sviluppo immaginate per Benevento – non fosse altro che per le pesanti implicazioni di natura edilizia ed urbanistica – pure avrebbe da dire.
Tuttavia, l’occasione è propizia per fare qualche riflessione. Sì, è vero, l’Università del Sannio vive una situazione problematica, non possiamo negarlo, legata sia a contingenze locali sia nazionali. Ma, se in merito a queste poco o nulla è in nostro potere fare, credo che sul piano locale, invece, tutte le istituzioni debbano accollarsi una fetta di responsabilità. A cominciare proprio dalla stessa Università che, diciamolo francamente, è oggi altra cosa rispetto all’idea dei fondatori. Non ci piace la sindrome del torcicollo, guardare, cioè, sempre e soltanto alle cose buone del passato e non riconoscere il valore del presente, ma che oggi l’ateneo abbia bisogno di una sorta di “ri-fondazione” credo siano in pochi a poterlo negare. E sì, perché se l’Università perde studenti non possiamo far finta di nulla; se abbiamo qui la sesta generalista facoltà di Giurisprudenza in Campania, non possiamo far finta di nulla; se la facoltà di Scienze economiche vive una profonda e drammatica spaccatura interna con pesanti ripercussioni non solo sul piano delle relazioni interpersonali ma anche su quello della didattica e della ricerca, non possiamo far finta di nulla; se si ha l’impressione che, in alcuni casi, corsi e cattedre sembrano essere creati più per rispondere a logiche di equilibrio interno che per reali esigenze di formazione, non possiamo far finta di nulla; se l’Università non interviene o, peggio ancora, non sollecita il confronto sulle grandi questioni che attengono il futuro delle nostre comunità, non possiamo far finta di nulla; se l’Università, insomma, sembra essersi “liceizzata” più che fungere da propulsore di ricerca e di innovazione a favore del territorio, non possiamo far finta di nulla. Ma questi, mi si potrà facilmente rispondere, sono mali comuni a molti atenei, soprattutto i più piccoli e i più giovani. E’ vero, certamente è anche così. Ma cullarsi sulla consuetudine e sulla normalizzazione non porta da nessuna parte. L’adagio “Mal comune mezzo gaudio” in questo caso non vale.
L’Università del Sannio vive oggi mali antichi. L’idea originaria di farne una cittadella d’eccellenza del sapere, unica o quantomeno originale nel panorama già asfittico del sistema universitario regionale ed inter-regionale, è stata nel corso degli anni profondamente snaturata, facendo del nostro ateneo una fotocopia di centri di alta formazione già presenti, con caratteristiche certamente più allettanti, a poche decine di chilometri da noi. Che senso ha avuto replicare a Benevento un’offerta formativa per certi versi anonima, già erogata in altre università confinanti di ben altra e antica tradizione, che non consentisse di scegliere la nostra per l’originalità e/o l’unicità di corsi di studio? Il sospetto che alcuni passaggi siano stati fatti più per facilitare l’adattamento dei docenti ai corsi e non viceversa, a danno dell’attrattività per studenti ed imprese, non è del tutto peregrino. Così come non è peregrino il sospetto che alcune operazioni edilizie – anche quelle mancate – abbiano risposto più a logiche per così dire “esterne” che di politica universitaria in senso stretto.
Ma, ciò detto, credo anche che la responsabilità di tutto questo non possa essere addebitabile solo a questo o a quello. Piuttosto, sono convinto che si tratti di responsabilità diffusa nel corso degli anni e che nessuno ne sia esente: né i rettori, i presidi di facoltà, i direttori di dipartimento, i presidenti di corsi di laurea che nel corso degli anni si sono avvicendati, né tantomeno i rappresentanti degli enti locali e del mondo produttivo che avevano il dovere, oltre che il diritto, di dire la loro su una istituzione che sarebbe dovuta divenire centrale e paradigmatica nel processo di crescita del nostro territorio.
Che fare adesso? Credo che i tempi siano maturi per giocare al rilancio, convocare cioè una Conferenza programmatica di ateneo allargata a tutte le istituzioni politiche, amministrative, sociali e di categoria presenti sul territorio, che innanzitutto faccia chiarezza all’interno dell’Università, immaginando una sorta di “ri-fondazione” culturale ed intellettuale prima che formativa, e che raccolga il contributo di quanti, sia pure a diverso titolo, hanno il diritto-dovere di supportare il radicamento ed il rafforzamento dell’Università, alla luce anche e soprattutto delle ipotesi ministeriali di riordino del sistema universitario che potrebbe prevedere per il nostro ateneo – il più piccolo della Campania – la fusione con altro ateneo confinante. Nel qual caso, come si può facilmente immaginare, saremmo travolti da un processo impossibile da governare autonomamente.
L’adeguamento e la prossima definitiva approvazione del nuovo statuto – che comporta cambiamenti importanti – può rappresentare un’occasione imperdibile di confronto e di dibattito sul futuro della nostra Università. Si abbia il coraggio di farne momento di rinascita”.

Lettera aperta al Prefetto ed al Sindaco sulla questione Total Service

Scritto da: redazione maggio - 18 - 2012 COMMENTI

palazzomosti10Il Dott. Dello Iacovo Mario amministratore della Total Service ha inviato una lettera aperta al Prefetto e al Sindaco per quanto riguarda la sua azienda, la Total Service, e chiede un tavolo di concertazione. Riportiamo il testo integrale.

OGGETTO: RICHIESTA DI UN TAVOLO DI CONCERTAZIONE AI SENSI ART. 11 del decreto legislativo n. 300/1999 e modificato dal Decreto Legislativo del 21/01/2004 n. 29 “ con la funzione di coadiuvare il Prefetto nel coordinamento delle attività degli Uffici periferici dello Stato e nella leale collaborazione con i rappresentanti delle autonomie locali “.

Con la presente istanza l’amministratore della Cooperativa Sociale Total Service di Benevento con sede in via Maria Pacifico n. 17, dr. Dello Iacovo Mario, nella qualità e con ampio mandato si rivolge al Signor Prefetto per poter sottoporre alcune considerazioni che allo stato non hanno trovatro alcuna risposta concreta e significativa da parte del Settore Ambiente del Comune di Benevento in merito al già richiamato art. 37 del Contratto Collettivo di Lavoro per i lavoratori delle Cooperative e di inserimento lavorativo a seguito dei cambi di gestione che si sono succeduti.
Per entrare nel merito del diritto, e per far comprendere tutto l’evolversi di quanto accaduto, l’amministratore in carica Le rivolge un accorato appello affinchè voglia dar luogo ed approfondire quanto elencato in oggetto.
In primis, ricordo in termini chiari quanto la Società Total Service ha lamentato in data 16 maggio 2012 al Settore Ambiente del Comune di questa città, all’Assessore preposto ed alle testate giornaliste di “ Il Quaderno “ , “ La Gazzetta di Benevento “ e l’emittente televisiva “ TV 7 “ il mancato inserimento degli operatori della Cooperativa Total Service, che allega alla presente ed allo stato, a parte la divulgazione di questa incresciosa situazione a mezzo stampa, il Comune non ha fornito alcuna risposta giustificativa e né tantomeno convocato la Società per i chiarimenti dovuti dal momento che si tratta di nostri operatori senza alcun lavoro ed alla deriva.
Negli anni precedenti della convenzione, attivata con gara con il Comune abbiamo sentito fortemente l’impegno di lavoro assunto e svolto lo stesso con competenza e passione tanto che i nostri operatori manifestavano intimamente la gioia per un servizio tanto bello e di sentirsi appagati e migliorarsi ogni giorno per far sì che il verde della Villa Comunale fosse sempre un incanto.
Dopo la nevicata del febbraio ultimo scorso, sono otto gli operatori senza lavoro: tutto ciò ci addolora e ci fa ancora di più lottare perché Lei Signor Prefetto intervenga a monitorare questa sofferenza.
La Società si è adoperata con forza ed abnegazione, anche senza ricevere alcun compenso, per mettere in sicurezza il gioiello della nostra amata città, ma le Istituzioni del Comune non hanno avvertito alcun segnale distensivo da parte nostra.
Si ricorda signor Prefetto che la nostra Società è munita di tutte le attrezzature necessarie per assicurare tale impegno di lavoro assunto e che con gravi sacrifici abbiamo acquistato; allo stato dei fatti tali lavori di manutenzione del verde sono forse affidati direttamente dell’Ente, salvo smentite.
La Società in data 09.05.2012 ha protocollato delle note al Comune, che si allegano alla presente istanza, in merito all’inserimento lavorativo dei nostri operatori, ma il silenzio cupo e mesto di chi deve informare è imbarazzante.
Le chiedo Signor Prefetto di prendere a cuore quanto segnalato ed offra alla Società la possibilità di conoscere, indagare, concertare e capire, in Lei affidiamo la consapevolezza che si possa ritornare al sereno.

La Fai Cisl scrive alle autorità, urge un tavolo permanente sulla “crisi forestazione”

Scritto da: redazione maggio - 18 - 2012 COMMENTI

fai-cislDa Alfonso Iannace di Fai Cisl riceviamo e pubblichiamo: “A seguito delle risultanze ottenute con la manifestazione del 27 marzo, onde poter fare il punto della situazione ed esaminare le questioni rimaste ancora inevase, la scrivente O.S., chiede la convocazione del “tavolo comune di crisi permanente settore forestale” come convenuto il 17.04.12 presso la Provincia di Benevento. La convocazione si rende necessaria, per definire percorsi ed iniziative comuni per sollecitare la Regione Campania a definire la vertenza in tempi brevi. Evitando anche, inutili fughe in avanti che concorrono solo a creare ancora forte confusione, oltre a tranquillizzare i lavoratori del settore ancora in balia non solo della mancata retribuzione e forte preoccupazione per il futuro, ma soprattutto smentire voci incontrollate e strumentalizzazioni varie”.

I consiglieri di Territorio e Libertà chiedono chiarezza sul Presepe di Dalisi

Scritto da: redazione maggio - 18 - 2012 COMMENTI

presepe-dalisi_ppdalisi_pp2I consiglieri comunali Mario Pasquariello, Nazzareno Orlando e Luigi De Minico, appartenenti al gruppo consiliare di Territorio è Libertà, hanno presentato una interrogazione urgente, con richiesta di risposta scritta ed orale, al Presidente del Consiglio Comunale, Luigi Boccalone, ed all’Assessore alla Cultura, Raffaele Del Vecchio.

Gli interroganti,
- avendo appreso dagli organi di informazione dell’ennesimo accertamento da parte della Guardia di Finanza sulla tanto discussa opera natalizia del Maestro Dalisi;
- avendo appreso della preoccupazione espressa dal Direttore artistico di Città Spettacolo, Dott. Giulio Baffi, ad alcuni mass media locali;
- tenuto conto che tale preoccupazione sarebbe stata dettata dalla mancanza dei fondi necessari alla realizzazione della prossima edizione settembrina del festival che rischierebbe,addirittura, di saltare;
- considerato il particolare momento di crisi economica che investe il nostro Paese e la nostra Regione nonché le difficoltà in cui versano le “casse” comunali;
- considerato, per converso, che il costo complessivo dell’opera di Dalisi è stato di circa € 120.000,00;
- considerato, altresì, che con l’utilizzo di fondi regionali è in corso la manifestazione denominata “Città Luce” il cui costo totale è di € 510.000,00;
chiedono di sapere:
- quale è lo “stato dell’arte” relativamente al contributo che, con nota del 07.12.11, la Camera di Commercio aveva preannunciato di stanziare esprimendo la volontà di compartecipare al finanziamento dell’opera di Dalisi;
- se risulta corrispondere al vero che il progetto strutturale, la direzione dei lavori, il collaudo e le pratiche relative alla sicurezza dell’opera artistica in oggetto sono stati posti a carico della ditta affidataria;
- se risulta essere vero che il progetto strutturale ed il calcolo statico sono stati realizzati dall’Ing. Daniele Fusco mentre le verifiche del corretto funzionamento del cantiere sono state affidate all’Ing. Cosimo Cerulo;
- quanto è costata, effettivamente, l’opera in questione, come è stata suddivisa, nel dettaglio la spesa, quanto è stato decurtato alla Ditta per il mancato utilizzo delle sagome “precipitate” lungo Corso Garibaldi e, poi, smontate;
- come saranno utilizzate, in futuro, tali sagome e dove sarà allocata l’intera installazione artistica considerato che, come più volte rimarcato, il tutto resterà di proprietà comunale;
- quale è l’importo economico previsto per il rimontaggio eventuale della stessa e a con quale criterio sarà affidato;
- se e come l’Amministrazione intende procedere per garantire la realizzazione della prossima edizione di Città Spettacolo;
- se vi sono e quali sono i pagamenti a tutt’oggi ancora sospesi relativi a forniture relative alle vecchie edizioni di Città Spettacolo e alla prima edizione della manifestazione denominata “Città Luce”;
- se, in proposito, risulta corrispondere al vero che molte Ditte hanno incaricato i propri legali per azioni di recupero crediti nei confronti dell’Ente;
- quali sono i materiali acquistati nella prima edizione di “Città Luce” e quali quelli acquistati per quella in corso;
- dove saranno conservati e come saranno utilizzati;
- quanto personale è stato impiegato per la manifestazione in corso e come è stato selezionato;
- perché non si è pensato di razionalizzare i costi delle due iniziative in esame (opera natalizia del Maestro Dalisi; “Città Luce”) per dare più forza ed economie alla rassegna Città Spettacolo;
- in considerazione dei contributi già ricevuti dalla Regione Campania (ad esempio per “Città Luce”), l’Amministrazione come intende procedere per velocizzare ed ottenere quelli necessari al Festival previsto per Settembre;
- in che termini, infine, vi è stato un ritorno economico (per le “casse” comunali) e/o d’immagine (per la Città) attraverso la realizzazione dei due interventi sopracitati.

‘Contratto Benevento’: riunione al Comune con le forze sociali

Scritto da: redazione maggio - 18 - 2012 COMMENTI

sindacati13Nuova riunione questo pomeriggio per il gruppo voluto dal sindaco di Benevento per affrontare le misure più urgenti da assumere in tema di lavoro e di welfare. Sulla scia del ‘Contratto Campania’ approvato dalla Regione Campania, l’amministrazione comunale vuole infatti predisporre un insieme di iniziative e misure sociali tese a contrastare gli effetti più negativi della crisi economica e a creare contemporaneamente le migliori condizioni per l’attrazione di investimenti produttivi e la realizzazione di infrastrutture non solo materiali.

Alla riunione di questo pomeriggio, la seconda convocata sullo stesso tema, hanno partecipato tra gli altri: il presidente di Confidustria, Giuseppe D’Avino; i segretari provinciali di Cgil Cisl e Uil, Antonio Aprea, Attilio Petrillo, Fioravante Bosco; il segretario provinciale Ugl, Domenico Penna, in rappresentanza dell’Arcidiocesi, Ettore Rossi, e il sindaco di Benevento, Fausto Pepe.

I lavori si sono concentrati particolarmente sulla possibilità di stilare un protocollo d’intesa che veda unite nelle finalità e nelle azioni da intraprendere, le forze sociali, imprenditoriali ed istituzionali del territorio. Innanzitutto, si è ritenuto utile promuovere le nuove forme contrattuali messe a disposizioni dalle disposizioni di legge vigenti, per favorire l’ingresso dei più giovani nel mondo del lavoro, così come sul piano dell’attrattività territoriale è stato sottolineato il ruolo indispensabile di regole certe per l’assegnazione e la gestione delle aree a vocazione industriale.

Lotta al lavoro nero, scelte di politica fiscale e tariffaria locale, servizi di welfare, sistemi integrati di accoglienza, riqualificazione urbana, trasporti, università, politica culturale, fondi strutturali, legalità, potrebbero essere le questioni su cui focalizzare incontri monotematici che provvedano alla realizzazione di proposte operative da predisporre caso per caso.

“La crisi economica – ha commentato il sindaco Fausto Pepe – non deve fermare il lavoro di programmazione del territorio che è stato portato avanti negli ultimi anni. Tutte le forze sociali devono fare quadrato per arginare gli effetti disastrosi che un’ondata di queste dimensioni potrebbe generare sulla nostra provincia, già resa strutturalmente debole da decenni di disattenzioni ed occasioni mancate.

Il lavoro che stiamo portando avanti, grazie alla collaborazione delle forze sociali, è teso alla promozione e all’utilizzo nel settore privato di tutti quegli strumenti già a disposizione ma ancora poco noti che potrebbero nel breve periodo generare effetti positivi sull’economia. Mentre sul pubblico e sulla spesa che dai centri istituzionali promana, va condotta una razionalizzazione legata alla riduzione delle risorse che non penalizzi le fasce sociali più deboli.

Allo stesso modo, offrire un quadro organico di regole certe, chiarite attraverso l’assunzione di protocolli ufficiali, potrebbe aumentare l’appetibilità del sistema-territorio e favorire l’insediamento di investimenti ed attività produttive, sempre più mobili in un periodo di interconnessione e globalizzazione”.
sindacati12

Mario Pepe chiede chiarezza ai Parlamentari

Scritto da: redazione maggio - 18 - 2012 COMMENTI

mario_pepeDall’On. Mario Pepe riceviamo e pubblichiamo: “La proposta di legge che ho presentato con un solo articolo vuole fare piena chiarezza sulla situazione patrimoniale e reddituale dei Parlamentari. Molte dichiarazioni IRPEF non sono chiare: chi più possiede non appare, chi meno possiede si evidenzia in maniera frettolosa e superficiale. Bisogna fare chiarezza sui redditi, sui patrimoni, sulle obbligazioni e sui depositi bancari. Insomma i beni sostanziali dei Parlamentari devono essere noti a tutti. Allora vedremo chi sono i ricchi “Epuloni”!”

SLAI COBAS, i conti non tornano

Scritto da: redazione maggio - 18 - 2012 COMMENTI

slai-cobasDai componenti della SLAI COBAS riceviamo e pubblichiamo: “Con grande enfasi l’amministrazione comunale e la UIL hanno comunicato che è stato firmato il nuovo Contratto Decentrato per i dipendenti del Comune di Benevento, ma neppure gli artefici dell’accordo hanno capito che cosa hanno veramente deciso. Questo succede all’interno di questo Ente dove la “trasparenza” è diventata una mala parola e la corruzione appare inarrestabile!
Alle 18,40 dopo tre ore di discussioni nel corso delle quali erano state evidenziate le numerose incongruenze e contraddizioni di una bozza di contratto che contiene una serie di alchimie per premiare i soliti, la contrattazione era stata di fatto aggiornata per consentire alla delegazione di parte pubblica di verificare i conti che non quadrano.
Noi abbiamo quindi lasciato la riunione, insieme al rappresentante della CSA, quando l’intera delegazione sindacale si apprestava ad uscire dalla stanza avendo chiesto di adeguare le previsioni di spesa dopo le numerose correzioni, ma il giorno dopo abbiamo appreso che il “contratto è stato firmato” da CGIL, CISL, UIL e DICCAP.
Nel verbale non c’è traccia del fatto che siamo usciti alle 18,40 circa e neppure è stato riportata, neanche in sintesi, la nostra lunga serie di proposte per ridurre le posizioni organizzative; evitare che nello stesso Settore vi siano Coordinatori di categoria D che percepiscono compensi incentivanti annui che al massimo si aggirano su 1.300 (milletrecento euro) euro mentre ad altri (solo formalmente chiamati P.O.) vengono elargiti 11.000 (undicimila euro) euro + indennità di risultato; attribuire a tutti i dipendenti un incarico di “responsabilità” e quindi la relativa indennità senza la doppia valutazione del dirigente (vedi schema allegato); ripristinare di fatto le indennità di disagio attraverso specifici progetti finalizzati per gli operai, i vigili viabilisti, gli autisti, e le altre categorie già indicate nella tabella allegata ai precedenti contratti decentrati.
Adesso tra i firmatari dell’accordo e il super dirigente Lanzalone (che di fatto è anche il coordinatore unico di CGIL, CISL e UIL) è già sorta la prima polemica. Il sindacato DICCAP ritiene di aver firmato la bozza di contratto dopo la cancellazione dell’art. 14, quello che prevede la indennità per Alta Professionalità, mentre la Delegazione di parte pubblica smentisce assicurando che i tratti di penna con i quali il testo dell’articolo è stato sbarrato, non sarebbero “originali”.
Questo succede quando ci si affida ai giocatori delle “tre carte”!
E’ il momento di chiamare i dipendenti a pronunciarsi con una apposita assemblea che tutta la delegazione sindacale aveva finora assicurato che si sarebbe tenuta PRIMA della firma definitiva della bozza di contratto”.

Provincia. Solidarietà di Cimitile verso alcune aziende editoriali locali

Scritto da: redazione maggio - 17 - 2012 COMMENTI

rocca8Il presidente della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile, ha espresso viva preoccupazione per le difficoltà in cui versano alcune aziende editoriali, in particolare quelle televisive, che insistono sul territorio sannita. A causa dell’attuale crisi economica e di discutibili scelte imprenditoriali, ha detto il presidente, la loro sopravvivenza è seriamente a rischio con il risultato di veder azzerato l’attuale pluralismo informativo e depauperato il panorama locale con il trasferimento di strutture e lavoratori in altre aree della regione Campania.
Il presidente, quindi, ha dichiarato particolare vicinanza al corpo redazionale di Cdstv che si trova a vivere una situazione delicata e difficile dopo il passaggio di proprietà della testata ad una società napoletana. Cimitile ha solidarizzato con il redattore Ciro Marra che nei giorni scorsi è stato colpito da un provvedimento di licenziamento dopo numerosi anni di servizio prestati con abnegazione e professionalità.
Il presidente della Provincia ha auspicato che tale controversia possa essere risolta al più presto, non solo restituendo il lavoro al giornalista colpito dal licenziamento, ma anche difendendo la sopravvivenza di una storica testata che ha rappresentato sempre un fiore all’occhiello dell’informazione regionale e locale.

Federcaccia aderisce alla proposta del Pres.Ricciardi e approva il Bilancio

Scritto da: redazione maggio - 15 - 2012 COMMENTI

federcacciaSabato 12 maggio si è svolta l’Assemblea della Sezione Provinciale della FEDERAZIONE ITALIANA DELLA CACCIA di Benevento.
Oltre all’approvazione del Bilancio Consuntivo 2011 e Preventivo 2012 il confronto si è sviluppato sulle difficoltà correnti che attanagliano il mondo venatorio in generale e quello Campano in particolare.
E’ emerso il grande contrasto all’interno del mondo venatorio Campano e più specificatamente tra quello metropolitano e quello dell’entroterra che, seppur accomunati dalla stessa passione, hanno esigenze e consuetudini diverse.
Difatti l’art. 34 della L.R. 1/2012 (Finanziaria) ha modificato e stravolto l’art. 36 della L.R. 8/1996, cosicché i Cittadini/Cacciatori Sanniti sono costretti a modificare il tradizionale sistema di esercitare l’attività venatoria oltre che pagare una quota di iscrizione all’ATC di residenza ed una seconda, di pari importo, alla Regione Campania.
I Delegati delle Sezioni Comunali della Provincia di Benevento hanno aderito alla proposta del Presidente Ricciardi e, quindi, deciso di rivolgere un appello a tutte le forze politiche della Provincia di Benevento affinché intervengano presso la Regione per porre rimedio all’obbrobrio legislativo; si sono dichiarati disponibili, per i prossimi impegni elettorali, a supportare con il proprio consenso solo coloro che mostrino concretamente ed in modo tangibile di agire in difesa della certezza dei diritti dei Cacciatori.

Basile: ” Allo Stato non importa se sei povero, prende quello che ha da prendere e non dà quello che deve dare”

Scritto da: redazione maggio - 15 - 2012 COMMENTI

danielabasileDa Daniela Basile riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato:
“Sono trascorsi quattro anni , da quando denunciammo come precari della scuola l’inizio di una grave crisi economica senza paragoni, determinata da una politica di austerity e di tagli lineari che avrebbero causato centinaia di migliaia di licenziamenti e conseguente blocco dell’economia. A quei tempi, secondo chi ci governava Istituzionalmente, la crisi era uno spauracchio messo in campo da docenti comunisti con l’intento di creare panico e di mettere in cattiva luce l’operato di uno Stato più che attivo ed operativo. Fummo costretti a salire sui tetti, per costringere le cariche istituzionale ad ammettere di aver creato un serio problema occupazionale. Da allora si assistette ad una grossa escalation di proteste “forti” e spettacolari, di operai, impiegati, precari a cui improvvisamente veniva sotratto il diritto al lavoro e di conseguenza a vivere. “La gente consuma, gli hotel sono stracolmi ed i ristoranti pieni, la crisi non esiste, l’Italia sta bene” gli slogan mediatici di quegli anni, messi in atto per imbavagliare i disperati che lanciavano l’allarme della miseria e della povertà. Si è proceduti con indifferenza nella politica dei tagli spietati e si persevera con un cinismo che fa rabbrividire. Il Governo cambia nomi ma non politiche e misure d’intervento. Quattro anni fa si perdevano posti di lavoro…. oggi che il lavoro non c’è si perdono le vite… e intanto qualcuno dice che in periodo di crisi va preventivato il suicidio e che bisogna andare avanti. Nessuna politica solidale, nessuna misura atta a dar da vivere a chi ha perso tutto: lavoro, casa, dignità e voglia di vivere. Bisogna pagare le tasse, i tributi, non importa se si è in crisi . Spesso c”è la voglia di restituire il debito ma non le condizioni economiche per poterlo fare ma, allo Stato poco importa, è un debitore, un evasore e delinquente. Non fa distinguo tra chi evade ed ha ricchezze e chi evade per disperazione. Sono entrambi messi sullo stesso livello solo che a soccombere è il povero disgraziato che messo all’angolo decide di stringersi definitivamente la corda al collo. Lo Stato mandante, è obbligato a recuperare anche a costo di levarti la vita questa è la macabra e vergognosa verità. Allo Stato non importa se sei povero, senza lavoro, senza casa, soldi e vita allo Stato interessa recuperare.Lo Stato annienta i diritti costituzionali dei cittadini, quale quello al lavoro e al reddito, lo Stato prende quello che ha da prendere e non dà quello che deve dare. Questa è la logica carnefice in voga nel nostro Paese cristiano: prendo senza sconti senza nulla dare. Benevento diede l’esempio di solidarietà quando da quei tetti in protesta, adottò piccoli interventi e misure a favore dei disoccupati e da Benevento deve partire l’imput a cambiare tendenza. La situazione della nostra città è davvero grave. Molti, tanti casi di povertà occulta, di gente che da 4 anni non lavora, non vive, non mangia. Persone un tempo dignitose, colleghi, amici, amiche, collaboratori scolastici, un tempo “rispettabil”i c adesso vivono nella miseria più assoluta, rifiutandosi di recarsi alla Caritas per dignità. Amici depressi, che a causa del forte stress si sono ammalati gravemente e hanno difficoltà a curarsi a causa dell’elevato costo dei medicamenti e delle prestazioni, che vivono soli nell’indifferenza assoluta un dramma collettivo. Amiche che hanno tentato il suicidio , amici che vivono mendicando perchè sfrattati… Non si può più far finta di nulla. L’indifferenza è l’arma che in questi giorni spinge i disperati al suicidio e se davvero si vuol fare qualcosa di concreto per loro è cominciare a vedere la reale condizione di vita dei nostri cittadini e con loro e tutti ragionare in termini concreti e solidali. E’ necessario che il Comune, gli Enti rivedano i termini di recupero coattivo dei crediti, che levino i mandati alle agenzie di recupero che utilizzano mezzi aggressivi e spietati per farsi restituire il dovuto, che applichino tassi ragionevoli e non raddoppino il debito rasentando l’usura, che dilazionino lo stesso secondo le disponibilità del contribuebte, che sanino il debito a chi ha perso tutto, che analizzino in maniera pacata e colloquale caso per caso. E’ necessario creare gruppi d’acquisto popolari, gruppi di mutuo aiuto contro la crisi in più punti della città , come lo si sta facendo già presso il L@p Asilo 31. E’ fondamentale trovare alloggi popolari maggiori a un numero sempre più crescente di famiglie sfrattate che non possono permettersi di pagare fitti esorbitanti.Oggi la nostra città deve ragionare in termini solidali se davvero si vuol evitare di lasciare i disperati nel’indifferenza generale, se davvero si vogliono evitare spiacevoli e brutte notizie. Siamo una città borderline in termini di disperazione e va denunciato per dovere morale”.

Crisi Mezzogiorno, i sindacati avviano una mobilitazione unitaria in Campania

Scritto da: redazione maggio - 15 - 2012 COMMENTI

crisi1La situazione di crisi che colpisce il Mezzogiorno ed, in particolare, la Campania, ha raggiunto ormai i limiti di guardia. Una condizione drammatica che il governatore Caldoro, solo pochi giorni fa, ha comunicato alle organizzazioni sindacali parlando di “rischio default” per l’economia regionale.
L’indebitamento ha raggiunto cifre impensabili, oltre 15 miliardi di euro.
Il mancato pagamento alle imprese creditrici dell’amministrazione sta mettendo in ginocchio centinaia d’imprese con drammatiche conseguenza sull’occupazione.
Lo stesso ‘contratto Campania’, sottoscritto pochi mesi fa con tanta speranza, rischia di naufragare a fronte dell’aggravarsi della situazione economica della regione e dell’inerzia delle istituzioni locali.
La sanità, i trasporti, il comparto della forestazione, il sistema delle partecipate sono solo le situazioni più evidenti. A queste vanno aggiunte la crisi dell’apparato industriale e, più in generale, la flessione degli investimenti e dei consumi. L’aumento della tensione, in particolare nella città di Napoli, può sfociare nella rivolta sociale e in comportamenti di violenza diffusa, difficili da controllare.
E’ giunto il momento per le forze politiche e democratiche di superare scorciatoie che guardano alla mera protesta e alla tutela della posizioni di parte, e al contrario, di adottare una visione consapevole e responsabile che abbia come fine il rilancio dell’economia e dell’occupazione regionale. Occorre quindi dare alle proteste uno sbocco democratico. Una mobilitazione che metta assieme le forze sociali e che sia in grado di aprire una interlocuzione con il Governo Nazionale. La drammatica crisi della regione Campania dovrà assumere una portata nazionale.
Per tali ragioni, Cgil Cisl Uil e Ugl avviano da oggi un percorso di mobilitazione unitaria in preparazione di una grande iniziativa da tenersi a Napoli, sulla quale impegneranno le segreterie nazionali.

A Reino un convegno-dibattito sul comparto forestazione organizzato dal Circolo locale del PD

Scritto da: redazione maggio - 14 - 2012 COMMENTI

pd-logo“Forestali, quale futuro? Responsabilità e soluzioni possibili”. Questo è il titolo del convegno organizzato dal circolo del Partito Democratico di Reino “Robert Kennesy” in programma venerdì 18 maggio a Reino. I saluti sono affidati al padrone di casa Giovanni Cacciano (Coordinatore del Pd di Reino) e ad Erasmo Mortaruolo (segretario provinciale del Partito Democratico). Tanti invece soloro i quali interverranno: Antonio Di Maria (Presidente della Comunità Montana del Titerno e Alto Tammaro); Libero Sarchioto (Presidente della Comunità Montana del Taburno), Zaccaria Spina (Presidente della Comunità Montana del Fortore), Antonio Aprea (Segretario Provinciale CGIL), Attilio Petrillo (Segretario Provinciale CISL), Fioravante Bosco (Segretario Provinciale UIL), Carmine Valentino (Assessore all’Agricoltura della Provincia di Benevento), Carlo Petriella (sindaco di Circello), Rosetta D’Amelio (Consigliere Regionale del Partito Democratico) ed infine Umberto Del Basso De Caro (vice capogruppo PD al Consiglio Regionale della Campania). Modera il dibattito Antonio Calzone (Componente dell’ Assemblea Regionale del PD). “La Regione Campania guidata dall’on. Stefano Caldoro - dichiara il Segretario del PD sannita Mortaruolo – sta dando da mesi pochissima attenzione sulla problematica degli operai idraulico – forestali. Questa scelta mette in seria difficoltà gli Enti Montani che, in mancanza dell’approvazione dei Piani Forestali, non hanno la possibilità di intervenire, specialmente in materia di prevenzione incendi. La nostra battaglia, - afferma Mortaruolo – sta andando avanti da mesi, ricordi i diversi incontri fatti, le diverse istanze inoltrate alla Regione per non parlare poi di quel famoso consiglio regionale convocato proprio sul tema dei forestali dove l’assessore Nappi dichiarò ‘che non aveva la bacchetta magica’. Una dichiarazione vergognosa – aggiunge Mortaruolo – che mortificava ancor di più le tante famiglie dei forestali. La nostra battaglia continuerà senza sosta a difesa delle giuste rivendicazioni delle aree interne e degli oltre 4000 operai idraulico-forestali che, non hanno ancora percepito alcune mensilità relative all’anno 2011. Bene hanno fatto – conclude Mortaruolo – i democratici di Reino ad organizzare questo convegno-dibattito nel corso del quale usciranno sicuramente proposte che, insieme ad altre, faranno aprire gli occhi a questa maggioranza del presidente Caldoro, anche se purtroppo, da mesi li tiene letteralmente bendati! E i fatti ne sono la dimostrazione”.

I lavoratori delle affissioni si incatenano a Palazzo Mosti

Scritto da: redazione maggio - 14 - 2012 COMMENTI

palazzomostiLe organizzazioni sindacali FILCAMS CGIL e FISASCAT CISL, e i lavoratori delle affissioni questa mattina si sono incatenati nella sala della Giunta Consiliare di Palazzo Mosti. I lavoratori sono senza stipendio da quattro mesi e licenziati dalla DIGEP SRL e non riescono più a sostenere questa situazione. Per questo motivo chiedono un pronto intervento da parte delle autorità competenti affinchè si riesca a trovare un punto di incontro.

Associazione “Fuori dal coro”, martedì una delegazione depositerà a Roma una richiesta di indagine ispettiva

Scritto da: redazione maggio - 14 - 2012 COMMENTI

beneventocittaI componenti l’Associazione “Fuori dal coro”, sabato sera, hanno tenuto un incontro nel corso del quale sono state affrontate le problematiche emerse a seguito della infezione tubercolotica verificatasi nella nostra città. Dopo ampia discussione, si è convenuto che martedì prossimo una delegazione si recherà presso il Ministero della Salute ove sarà depositata una dettagliata denuncia scritta sull’accaduto con esplicita richiesta di una indagine ispettiva che dovrà affiancare quella della Procura della Repubblica di Benevento. Nel contempo, i presenti hanno espresso tutta la propria vicinanza al Presidente, Giuseppe De Lorenzo, che, ancora una volta, si è reso promotore di una grave denuncia di malasanità pregandolo di far conoscere alla città, così come ha espressamente dichiarato nel corso della conferenza stampa di venerdì scorso, gli altri retroscena verificatisi presso l’A.O. “Rummo”. L’invito, inoltre, al Direttore Generale, Nicola Boccalone, sempre tanto loquace ad affrontare le varie problematiche, ed oggi chiuso in silenzio assordante, ad esprimere il suo pensiero. Una doglianza, infine, è stata manifestata nei confronti dell’Ordine dei Medici, molte volte silente dinanzi a condotte ben censurabili di alcuni suoi iscritti, mentre, per il caso De Lorenzo,ha dimostrato una solerzia encomiabile. L’Associazione sarà accanto al suo Presidente, al fine che le verità emergano in tutta la loro crudezza. E la funzione del sodalizio è prorio questa.

Oleifici Mataluni. Presentato il nuovo olio arricchito con vitamina D

Scritto da: redazione maggio - 13 - 2012 COMMENTI

relatori1Si è appena conclusa agli Oleifici Mataluni di Montesarchio (Benevento) la presentazione del nuovo olio di oliva arricchito con vitamina D, nato dalla collaborazione tra il Centro di ricerca degli Oleifici Mataluni, il Dipartimento di Endocrinologia e Oncologia Molecolare e Clinica, ed il Dipartimento di Scienza degli Alimenti dell’Università di Napoli Federico II. Un esempio virtuoso dei risultati che si possono raggiungere quando la ricerca applicata incontra le esigenze del mondo della produzione e dei consumatori.Nel corso dell’incontro, sono stati divulgati i progetti di ricerca ed i preoccupanti dati sulla carenza di vitamina D, che interessa un miliardo di persone nel mondo ed è molto diffusa anche in Italia. Una carenza di questa vitamina, infatti, può tradursi in una condizione di fragilità delle ossa, con aumento del rischio di rachitismo nei bambini e di fratture, soprattutto del femore, nelle persone anziane. Livelli ridotti di vitamina D tendono a causare osteoporosi, una malattia cronica che rende le ossa fragili e incapaci di resistere a traumi anche minori. Si tratta di una patologia in aumento: si stima che in Italia soffrono di osteoporosi circa 5 milioni di persone (il 4,4% delle donne dai 40 ai 49 anni e ben il 41,3% delle donne di età compresa tra i 70 ed i 79 anni), 2 milioni delle quali sono considerate ad alto rischio di fratture.
È stato stimato che, per una donna di 50 anni, il rischio di morire a seguito di una frattura dell’anca nell’arco della vita è equivalente al rischio di morire per cancro della mammella. Ciò si traduce anche in costi significativi per il sistema sanitario: il costo ospedaliero imputabile alle sole fratture di femore è stato stimato in non meno di 550 milioni di euro all’anno. Presente in natura solo in pochi alimenti, la vitamina D può essere prodotta dal nostro organismo se la pelle è esposta ai raggi solari. L’Italia è certamente il Paese del sole ma i moderni stili di vita non ci permettono di sfruttare a pieno questa risorsa. Proprio per far fronte ad un problema che sta assumendo dimensioni preoccupanti, è nato Condisano, l’olio di oliva arricchito con vitamina D, prodotto a Montesarchio dai ricercatori degli Oleifici Mataluni con un innovativo packaging in PET: più pratico e leggero del vetro, e 100% riciclabile. Di seguito le dichiarazioni dei protagonisti intervenuti alla presentazione.

Luigi Nicolais - Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche:
“Questo evento è un esempio indicativo di come ricerca e imprese possono lavorare insieme con il giusto metodo e con nuovi prodotti che arricchiscono la competitività delle imprese. Il CNR guarda proprio in questa direzione e a queste iniziative, che rappresentano un modello di capacità e di utilizzazione del risultato della ricerca”.

Rosario Trefiletti - Presidente Federconsumatori:
“Esprimiamo il nostro totale appoggio per queste iniziative, in linea con la nostra missione. Da sempre sosteniamo la battaglia per la trasparenza, la chiarezza e la qualità delle produzioni. Privilegiamo la filiera italiana e già in passato ci siamo battuti per conoscere la provenienza delle olive e per regolamentare l’utilizzo della bandiera italiana sulle etichette. Siamo convinti estimatori dei prodotti di qualità e delle produzioni agroalimentari di eccellenza, particolarmente importanti anche per la Dieta Mediterranea. A cominciare proprio dall’olio che, tra l’altro, è un prodotto utile per la salute dei consumatori. Siamo in prima linea per combattere la concorrenza sleale, che rappresenta un vero e proprio attentato all’economia e alla salute dei consumatori, in particolar modo nel settore oleario. Da questo punto di vista, siamo impegnati anche in sede di Comunità Europea per quanto riguarda i limiti e la presenza degli alchil esteri. C’è bisogno di un nuovo metodo di analisi che non permetta l’utilizzo di oli deodorati, che sappiamo essere presenti in quantità non modeste nell’olio extra vergine di oliva”.

Massimo Gargano - Presidente Unaprol:
“I produttori olivicoli italiani sono disponibili ad accettare la sfida competitiva del mercato mondiale internazionale in un quadro di regole precise che consentano al consumatore di fare acquisti consapevoli e di operare scelte convinte in merito al gusto ed alla qualità del prodotto. Il sistema olivicolo italiano è una grande biodiversità con una propensione per la qualità che ne hanno fatto un unicum nel panorama mondiale. Per questo è nata la Filiera Agricola Italiana, all’interno della quale già opera la filiera olivicola di Unaprol con il compito di intensificare il ponte tra produttori e consumatori. L’identità dell’olio italiano è, ancora oggi, sotto schiaffo. Le frodi, le sofisticazioni e il furto di identità mettono a rischio un patrimonio ambientale con oltre 250 milioni di piante sul territorio nazionale che garantisce un impiego di manodopera per circa 50 milioni di giornate lavorative all’anno e un valore del prodotto alla pianta di oltre 2 miliardi di euro. In quest’ottica il disegno di legge sulle norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini - attualmente in discussione al Senato - offre maggiori garanzie perché crea una barriera di anticorpi a favore delle imprese olivicole e offre alle aziende serie di questo settore l’opportunità di alimentare la catena del valore intorno al prodotto simbolo del Made in Italy nel mondo”.

Caterina Miraglia - Assessore alla Cultura Regione Campania:
“Sono qui perché oggi si celebra un valore culturale, più che economico e produttivo. La Regione Campania è vicina a tutto ciò che nasce per diffondere la cultura del viver sani, che significa anche avere una società migliore. E’ qualcosa di straordinario che si realizza nella nostra realtà regionale e sosteniamo amministrativamente queste iniziative”.

Annamaria Colao - Professore di Endocrinologia, Responsabile di Area Funzionale Complessa di Patologia Neuroendocrina, Università degli Studi di Napoli Federico II:
“La vitamina D è un composto essenziale per la salute dell’uomo anche se, purtroppo, è un fattore dimenticato. Oggi non ne assumiamo abbastanza e con un gesto quotidiano, come quello di condire i nostri piatti, potremo assumere semplicemente quello che serve al nostro organismo. Le fasce più a rischio per un deficit di vitamina D sono i bambini in età scolare, gli adolescenti e gli anziani che, anche con lo stimolo dei raggi solari, non riescono più a sintetizzare la vitamina D. Ma questa non serve solo alle ossa, bensì è un equilibratore di funzioni e sviluppo cellulare, regola il sistema immunitario ed è un anti infettivo. Sono elementi purtroppo poco conosciuti. Dobbiamo, quindi, fare più attenzione ad assumerla”.

Enzo Mataluni - Amministratore Delegato Oleifici Mataluni:
“Nel 2009 abbiamo iniziato il progetto di convertire la nostra azienda da artigianale ad industriale. Avevamo bisogno di tanti sacrifici ed energie. Da quel momento, abbiamo anche stilato dei punti fondamentali, delle linee guida per la nostra azienda. Innanzitutto, vogliamo creare un sistema di valori sociali ed umani, la cosiddetta etica dell’impresa. Oggi sembra che non ci sia più spazio per questi metodi nei contesti economici perché esiste la logica del profitto prima di tutto. Inoltre, vogliamo dar conto e badare alla comunità in cui siamo inseriti, guardando al futuro dei giovani, ponendo grande attenzione alla scuola e all’università. Noi assumiamo ragazzi tra i 18 ed i 25 anni che hanno appena completato il percorso scolastico e sono privi di esperienza, ma garantiamo loro retribuzione, formazione, attenzione alla salute e alla sicurezza, nell’ottica di un vero e proprio patto retributivo. Abbiamo poi un occhio rivolto sempre all’ambiente: i tetti dei nostri stabilimenti sono coperti interamente da impianti fotovoltaici e abbiamo ideato un packaging innovativo in PET, 100% riciclabile. Diamo grande attenzione anche ai consumatori, ai nostri fornitori, al territorio, per fare in modo che intorno a noi non ci sia il deserto. E’ quello che gli inglesi chiamano spill-over, cioè il traboccamento di benefici e valori verso la società. Quello che cerchiamo di combattere è il concetto dell’uomo d’affari, legato solo al denaro e alle speculazioni. Vogliamo essere imprenditori, perché è l’imprenditore che conosce l’economia reale e crea prodotti che rispondono a vere esigenze. La crisi può essere vista proprio come un urlo forte lanciato contro questi uomini d’affari. In questo modo, potremmo scoraggiarci di meno. Per andare avanti, quindi, dobbiamo essere disposti anche a fare un passo indietro, tenendo presente che l’uomo deve essere la misura di ogni cosa”.

Gennaro Masiello - vice Presidente Nazionale Coldiretti:
“Aprendo una bottiglia di Olio Dante, posso intravedere il nostro Bel Paese con migliaia di ettari di terreno coltivati e non abbandonati, dove non si rischiano né incendi né dissesti idrogeologici. Ancora, ci vedo investimenti e tanti sacrifici. Il mio plauso va a questa azienda che è capace di recuperare valori, tradizioni ma anche proiettarsi verso le innovazioni e mettere in campo la ricerca. Questi esempi aiutano l’Italia”.

Raffaele Sacchi - Professore Dipartimento di Scienza degli Alimenti dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”:
“L’extravergine è sia un profumo alimentare che un alimento funzionale, essendo dotato di numerosi componenti dalle importanti proprietà nutrizionali, ad azione antiossidante, anti-infiammatoria, ipotensiva, antitumorale. Voglio sottolineare, inoltre, l’importanza funzionale dell’extra vergine nelle preparazioni gastronomiche, evidenziando interessanti azioni protettive nella cottura in presenza di altri ingredienti, quali pomodoro e carne”.

Enza Nunziato - Rotary Club Benevento:
“E’ un’emozione per me essere in un’azienda come questa, fiore all’occhiello del Sannio e dell’Italia intera. In questa splendida realtà non ci sono solo tecnologia, competenza e radicamento internazionale. C’è un cuore intelligente che pulsa e che sa mettere al centro l’uomo. Un’umanità forte caratterizza in positivo un’azienda, soprattutto in un momento di crisi. Mi congratulo, inoltre, con la Professoressa Colao, di fama internazionale. La sfida compiuta qui è coniugare saperi, apparentemente distanti, ma che sono invece sfaccettature della stessa cultura”.

L’IMPORTANZA DELLA VITAMINA D
Nell’organismo umano, la vitamina D svolge numerose ed importanti funzioni. È fondamentale il suo ruolo soprattutto per la salute delle ossa e dei muscoli. La vitamina D, infatti, determina un aumento dell’assorbimento intestinale di calcio e risulta quindi indispensabile per mantenere un buon livello di calcio nel sangue, condizione fondamentale per una normale mineralizzazione delle ossa e dei denti durante l’infanzia e l’adolescenza, e per la conservazione della salute delle ossa durante l’età adulta. Una carenza di vitamina D può tradursi, quindi, in una condizione di fragilità delle ossa, con aumento del rischio di rachitismo nei bambini e di fratture, soprattutto del femore, nelle persone anziane. Livelli ridotti di vitamina D tendono a causare osteoporosi, una malattia cronica che rende le ossa fragili e incapaci di resistere a traumi anche minori.
Si tratta di una patologia in aumento: si stima che in Italia soffrono di osteoporosi circa 5 milioni di persone (il 4,4% delle donne dai 40 ai 49 anni e ben il 41,3% delle donne di età compresa tra i 70 ed i 79 anni), 2 milioni delle quali sono considerate ad alto rischio di fratture. È stato stimato che, per una donna di 50 anni, il rischio di morire a seguito di una frattura dell’anca nell’arco della vita è equivalente al rischio di morire per cancro della mammella. Ciò si traduce anche in costi significativi per il sistema sanitario: il costo ospedaliero imputabile alle sole fratture di femore è stato stimato in non meno di 550 milioni di euro all’anno.
Una carenza di vitamina D determina un aumento del rischio di fratture non solo a causa di una compromissione della resistenza delle ossa, ma anche a causa di un indebolimento dei muscoli. La vitamina D, infatti, è fondamentale per una normale funzionalità del tessuto muscolare. Una sua carenza determina una riduzione della forza muscolare, con disturbi dell’equilibrio e conseguente aumento del rischio di cadute.
La vitamina D svolge importanti funzioni anche al di fuori del tessuto muscolo-scheletrico. Essendo implicata nella regolazione della crescita cellulare, con un’attività anti-proliferativa, può esercitare un ruolo importante nella riduzione del rischio di alcuni tumori. È stato, infatti, osservato come bassi livelli di vitamina D siano spesso associati ad una maggiore incidenza di alcune neoplasie, a carico soprattutto del colon, della mammella e della prostata. È nota, inoltre, la capacità della vitamina D di modulare l’attività del sistema immunitario. Una correzione del deficit di vitamina D, quindi, potrebbe contribuire alla riduzione del rischio di diverse malattie autoimmuni, compreso il diabete.

IL DEFICIT DI VITAMINA D IN ITALIA
Le numerose funzioni della vitamina D nell’organismo, lasciano intuire quanto essa sia insostituibile per il mantenimento di uno stato di salute e benessere. Eppure, molto spesso il nostro organismo non ne possiede abbastanza. L’insufficienza di vitamina D è, infatti, un problema diffuso a livello mondiale che, secondo stime recenti, interessa circa 1 miliardo di persone.
Nei paesi mediterranei, nonostante il sole non manchi, il deficit di vitamina D è molto più frequente rispetto al nord Europa, dove è maggiore il consumo di pesci grassi e più frequente l’utilizzo di cibi arricchiti con vitamina D.
In Italia, la carenza di vitamina D è particolarmente frequente, soprattutto negli anziani e nel corso dei mesi invernali, tanto da interessare il 76% delle donne italiane sopra i 60 anni. Ma il problema non interessa esclusivamente gli anziani: in uno studio recente è emerso come il 65% delle donne italiane di età compresa tra i 20 ed i 50 anni, mostri una insufficienza di vitamina D, ed il 30% addirittura una condizione di carenza.

LE FONTI DI VITAMINA D
Sono pochi gli alimenti che contengono quantità apprezzabili di vitamina D. A parte l’olio di fegato di merluzzo, che ne è molto ricco, soltanto i pesci grassi, come l’aringa, il tonno, il salmone e in misura minore le uova, ne contengono quantità significative dal punto di vista nutrizionale. Si tratta di alimenti che non sono consumati con grande frequenza nella dieta mediterranea.
In Italia, quindi, l’apporto alimentare riesce a soddisfare solo in piccola parte il fabbisogno di vitamina D. Il resto dovrebbe essere prodotto nel nostro stesso organismo, ma ciò è possibile soltanto in seguito all’esposizione della pelle al sole. Sono, infatti, le radiazioni ultraviolette (in particolare i raggi UVB) presenti nella luce solare ad indurre la pelle a produrre vitamina D. Bisognerebbe esporsi al sole per almeno 15 minuti al giorno, con il volto, le braccia e le gambe scoperte, per soddisfare il fabbisogno quotidiano di questa vitamina.
Non in tutte le ore del giorno, però, e non in tutte le stagioni, la luce solare è caratterizzata da una quantità sufficiente delle radiazioni necessarie per la sintesi della vitamina D. Nei mesi invernali, ad esempio, la produzione di vitamina D legata all’esposizione solare è molto ridotta.
Inoltre, la capacità della pelle di produrre vitamina D se esposta al sole, si riduce con l’età. Gli anziani sono ad elevato rischio di carenza di vitamina D, anche perché in genere trascorrono poco tempo al sole, difficilmente espongono direttamente la pelle ai raggi solari e fanno un basso consumo di alimenti grassi di origine animale, ovvero quelli con più elevato contenuto di vitamina D.
Ma anche i più giovani spesso hanno abitudini di vita che non prevedono una adeguata esposizione al sole, o si espongono al sole soltanto con l’utilizzo di creme protettive che, schermando le radiazioni UV, riducono fino ad annullare la sintesi cutanea di vitamina D.
Lo scarso apporto alimentare e l’inadeguata esposizione al sole fanno sì che, sempre più frequentemente in Italia, non si riesca a soddisfare il fabbisogno quotidiano di questa importante vitamina.

OLIO DANTE CONDISANO
Per far fronte ad una carenza che sta assumendo in Italia dimensioni sempre più preoccupanti, gli Oleifici Mataluni di Montesarchio (Benevento) hanno studiato - in collaborazione con il Dipartimento di Endocrinologia e Oncologia Molecolare e Clinica, e con il Dipartimento di Scienza degli Alimenti dell’Università di Napoli “Federico II” - un olio arricchito con vitamina D, distribuito a partire dal 2012 con il nome Condisano e con la firma della storica etichetta Dante.
La vitamina D è molto liposolubile e l’olio rappresenta un alimento ideale per veicolarla nel nostro organismo. Arricchire l’olio di oliva, ingrediente principale della dieta quotidiana della maggior parte degli italiani, è sembrata la soluzione più adatta per assumere, semplicemente condendo i propri piatti con gusto e con tutte le proprietà nutrizionali dell’olio extra vergine di oliva, la quantità di vitamina D di cui il nostro organismo ha bisogno ogni giorno. Sono sufficienti due cucchiai da cucina (corrispondenti a 20 grammi) di olio di oliva Dante Condisano per soddisfare il fabbisogno giornaliero di vitamina D. Due cucchiai, infatti, contengono la Razione Giornaliera Raccomandata di vitamina D per un adulto, fissata in 5 microgrammi dalla Direttiva Comunitaria 2008/100/CE.
Per soddisfare i diversi gusti, la gamma dei prodotti Dante Condisano contiene sia l’olio di oliva, per chi ama condire con delicatezza lasciando prevalere il sapore originario dei cibi, sia l’olio extra vergine di oliva “100% Italiano”, per chi desidera unire il contenuto di vitamina D con il gusto deciso e le proprietà nutrizionali di quello che è considerato l’alimento principe della dieta mediterranea.

De Nigris: “Benevento è una porcilaia, la Tarsu aumenta ma non la qualità del servizio”

Scritto da: redazione maggio - 12 - 2012 COMMENTI

luigi-de-nigrisRiceviamo e pubblichiamo il comunicato di Luigi De Nigris, Consigliere comunale (Sud Innovazione Legalità) relativo ai disservizi dell’azienda Asia:

“Per il Presidente dell’Asia sarei un disinformato. Sarà ma con me lo sono tutti i cittadini di Benevento che non si spiegano come mai, a fronte di una delle Tarsu più alte d’Italia, la città è ridotta ad una porcilaia. Il discorso invece cambia se si riferisce agli ulteriori 600.000,00 euro deliberati giunta comunale per il servizio Asia. Posso al riguardo rassicurarlo che da ieri, grazie al mio intervento, la città possiede un elemento in più per valutare il suo operato. Ben vengano, per il bene della città, quei disinformati che citando delibere, esponendo fatti ed evidenziando circostanze, contribuiscono ad ampliare la sfera della conoscenza e dell’attenzione politica ed amministrativa.
Tuttavia, per un amministratore pubblico, l’aspetto inquietante non è tanto quello di essere disinformato - a quello può sempre riparare - quanto piuttosto essere un “disinformatore”. Uno che, in maniera subdola e fuorviante, vuole far passare un’informazione mascherata, per autentica. Mi riferisco alle affermazioni di Lonardo circa la destinazione dei 600.000,00 euro. Da alcuni resoconti apparsi sulla stampa sembra infatti di capire che i fondi sono destinati ai gestori dell’umido perché, secondo Lonardo “siamo stati bravi a crescere di percentuale differenziata” e dunque, “quell’indifferenziato si è tramutato in conferimento di umido che va ad altro gestore che ha contratto non con il Comune di Benevento ma con l’Asia che quindi di fatto ne provvede al pagamento. Quindi, i 600.000,00 euro in più chiesti al Comune altro non sono che - cito testualmente il Presidente - una partita di giro….legittima e reale come la “menechella” del 7 e mezzo con i gestori dell’umido.
Dalla lettura della delibera n° 5/2012 si comprende però altro. A Lonardo è forse sfuggito che lui stesso, nella nota che lui stesso ha inviato al Comune di Benevento il 4 gennaio 2012, prot. n. 857, ha comunicato un’esposizione debitoria dell’Asia “molto elevata” nei confronti di due società (per opportune ragioni ne ometto le denominazioni). Una di esse, però, non si occupa di gestione dell’umido ma svolge unicamente la fornitura di lavoratori interinale. Proprio in virtù della citata esposizione debitoria, che quindi include anche la società interinale, la giunta comunale ha deciso di deliberare l’integrazione dei 600.000,00 euro.
La paventata abolizione del ritiro suppletivo di pannolini e pannoloni, e l’ulteriore contrazione del servizio di spazzamento minacciata dal Presidente Lonardo, non potrà mai essere addebitata alla mancata erogazione del contributo. Esso, come abbiamo spiegato, serve solo a coprire un debito fuori bilancio che, peraltro, la giunta comunale ha subordinato alla votazione del bilancio di previsione 2012. Una parte considerevole del finanziamento serve al pagamento di un debito fuori bilancio, contratto nell’anno delle elezioni comunali dall’Asia, nei confronti della società che ha fornito lavoratori interinali.
Ogni disservizio dell’Asia non potrà quindi mai essere addebitato ad alcun “teorema De Nigris” ma solo, ed escluivamente, alla recidiva gestione fallimentare della cosa pubblica. La città di Benevento non ha bisogno di giocatori di menechella o di sette e mezzo. Ciò che le occorre sono solo amministratori che riescono a raggiungere nei tempi previsti gli obiettivi assegnati e non, come invece accaduto, dopo ben sei tentativi costati alla comunità circa 160.000.000.000 (centosessanta) miliardi di lire. Chi non riesce, o non se la sente di assicurare con le ingenti tasse che pagano i cittadini un buon servizio alla comunità, non cerchi scuse. Passi la mano e non si preoccupi. Troveremo sicuramente, anche all’interno della sua stessa maggioranza, persone in grado di sostituirlo.”

Pensioni: In Italia si profila il “fine lavoro mai” per 3 milioni di ragazzi

Scritto da: redazione maggio - 12 - 2012 COMMENTI

lavoro-giovaniUno studio del patronato Inac-Cia rivela una società in sofferenza. Lavorare fino ai 67/70 anni è sbagliato per 8 italiani su 10. La proposta: “Obbligo di ‘part time’ per chi ha 65 anni e assunzioni dei giovani a compensazione per arrivare al tempo pieno”.

Lo slittamento dell’età pensionabile, ora a 67 anni e in un futuro prossimo probabilmente ai 70, preoccupa 8 italiani su 10. Così non c’è “turn over” nel mondo produttivo, cresce la disoccupazione giovanile e il lavoratore anziano si ritrova a “mantenere” figli e nipoti. E dal vocabolario di circa 3 milioni di giovani, tra precari e disoccupati, sparirà la parola “pensione”. Questa è l’impietosa fotografia scattata dal patronato Inac, l’Istituto nazionale assistenza cittadini promosso dalla Cia, che oggi, in occasione della manifestazione nazionale “Inac in piazza per te: perché la pensione non sia un’illusione”, presenta i primi risultati di uno studio incentrato sul rapporto tra il italiani e lavoro.
Più del 75 per cento dei lavoratori italiani “under 35” vede la pensione come un traguardo irraggiungibile, mentre il 5 per cento dichiara di non pensarci affatto. Meno del 20 per cento dei giovani conosce strumenti di previdenza complementare. Mentre oltre il 50 per cento dei lavoratori di 60 anni si dichiara stanco e preoccupato per il proprio loro futuro. Inoltre, è altissima la percentuale di chi ritiene sbagliato ancorare l’età pensionabile all’aspettativa di vita. Infatti, se è statisticamente accertato che la speranza di vita si è allungata in media di 7 anni nell’ultimo trentennio, è anche vero che c’è una bella differenza tra il vivere a lungo e il vivere bene. Da una parte l’Istat rileva che dal 2001 al 2010 l’età media si è allungata per gli uomini dai 77 ai 79,1 anni e per la donne dagli 82,8 agli 84,3, dall’altra però è l’Eurostat a sottolineare che l’aspettativa di vita sana è invece diminuita sensibilmente, passando dai 74 anni del 2004 ai 61 del 2008. È per questo che -rimarca l’Inac-Cia- il parametro dell’aspettativa di vita risulta inadeguato per calcolare l’età pensionabile, in quanto non tiene conto in alcun modo dello stato di salute psico-fisica del lavoratore.
C’è grande, inoltre,confusione e disinformazione, secondo i più, sulle tipologie di lavori e attività che vengono considerati usuranti e al relativo tipo di trattamento pensionistico al quale vengono sottoposti. La quasi totalità dei giovani compresi tra i 18 e 25 anni sostiene che per loro diverrà anacronistico il termine pensione. Ma iniziano a essere ansiosi anche quelli che in pensione già ci stanno e che temono qualche rivisitazione del loro trattamento.
Intanto, più del 70 per cento dei lavoratori attivi, con un età compresa tra i 50 e i 60 anni, ammette di offrire un grande sostegno economico ai figli e, in qualche caso, anche ai figli dei figli. Insomma, una società italiana che per la stragrande maggioranza dei cittadini vive un grande squilibrio, che rischia di acuirsi nel prossimo decennio. Altro dato che emerge con nettezza dallo studio dell’Inac è quello relativo ai disoccupati e agli occupati in “nero”: secondo il 40 per cento degli interpellati, il sommerso in Italia è ancora molto alto ed è una percentuale consistente compresa in quel 35,9 per cento che l’Istat indica come “giovani privi d’impiego”.
Dai primi risultati dello studio del patronato della Cia nasce la proposta che l’Inac, insieme all’organizzazione promotrice, avanzerà alle autorità competenti: l’introduzione di un contratto “part time” obbligatorio per i lavoratori attivi al compimento dei 65 anni di età, a cui dovrà essere affiancato un giovane (“under 35”), sempre part time, che inizierà così il suo percorso nel mondo del lavoro. Un correttivo -conclude il patronato Inac-Cia- non particolarmente oneroso per il bilancio pubblico, ma quanto mai importante per garantire all’anziano lavoratore un approdo morbido verso la pensione, dando una possibilità concreta a molti giovani alla ricerca di un primo impiego.

I termini della proposta di legge

A decorrere dal 65° anno di età del lavoratore, il datore ha l’obbligo di trasformare il rapporto di lavoro in part-time al 50 per cento e, senza soluzione di continuità, attivando la fruizione del 50 per cento della pensione maturata. Al raggiungimento dell’età pensionabile, di volta in volta, come previsto dalla riforma Monti, avviene il definitivo collocamento a riposo e riliquidazione del trattamento pensionistico comprensivo del periodo di lavoro svolto in posizione di part-time.
Contestualmente alla trasformazione del rapporto di lavoro in part-time, avviene l’assunzione e l’affiancamento al lavoratore anziano di un giovane lavoratore a part-time, che potrà in tal modo entrare nel mondo del lavoro ed acquisire l’esperienza del lavoratore in uscita. Solo con il pensionamento del lavoratore anziano, per il giovane arriverà un contratto full-time.

Perché sarebbe importante questa nuova legge

Sebbene in Italia la speranza di vita alla nascita sia tra le più alte, i dati elaborati da Eurostat mostrano, invece, chiare differenze tra gli Stati europei nel rilevare la speranza di vita senza disabilità, quindi in condizioni di salute ottimali, che in Italia si attesta a 62,8 anni per gli uomini ed 61,9 nelle donne.
A tutt’oggi non è facile stabilire l’inizio del processo di invecchiamento caratterizzato dall’aumento dei processi distruttivi su quelli costruttivi a carico del nostro organismo. Una ricerca condotta dall’University College di Londra ha evidenziato come già nella fascia di età tra i 45 e i 49 anni si può assistere a un declino delle capacità mentali pari al 3,6 per cento, che sale al 9,6 per cento dopo i 65 anni.
L’invecchiamento determina effetti negativi su numerose funzioni di rilevanza clinica, quali la vista, l’udito, la respirazione e l’attività renale, la pressione arteriosa, la densità ossea, l’attività del sistema neurovegetativo, l’equilibrio, la deambulazione e i vari aspetti cognitivi e comportamentali.
Se da un lato, quindi, dobbiamo fare i conti con un allungamento della vita lavorativa per mantenere in equilibrio la spesa pubblica, dall’altro bisogna mettere sul piatto della bilancia il decadimento fisico e cognitivo dei lavoratori “over 65”.
Oltretutto, dalla relazione sullo stato sanitario del Paese del ministero della Salute, si evidenzia come la spesa sanitaria pro-capite subisce un raddoppio nella fascia di età tra i 65 e i 69 anni rispetto alla fascia tra i 60 e i 65 anni.
In Germania, cui l’Italia spesso guarda con grande interesse e dove è stato introdotto un aumento graduale dell’età pensionabile fino a 67 anni, le aziende hanno assistito a un incremento delle assenze per malattia del 30 per cento: assenze dovute principalmente a problemi muscolari o della colonna vertebrale. Queste cifre hanno costretto le stesse aziende a rivedere i processi produttivi, organizzativi e strutturali in funzione della nuova forza lavoro costituita da lavoratori biologicamente “anziani” in quanto collocati nella fascia di età scientificamente individuata come iniziale della senescenza graduale (65 anni).
Vantaggi per l’istituto previdenziale
Acquisizione della contribuzione del giovane lavoratore.
Gettito fiscale
Acquisizione, tassazione e retribuzione del giovane lavoratore.
Occupazione
Abbattimento del tasso di disoccupazione.
Vantaggi per l’azienda
Risparmio sulla retribuzione del giovane lavoratore, che non godrà degli scatti di anzianità del lavoratore anziano.
Crescita
Il giovane lavoratore con disponibilità economica contribuisce alla ripresa della domanda interna.

Filt: “Tagli Tpl Fortore scandalosi, urge azienda provinciale unica”

Scritto da: redazione maggio - 12 - 2012 COMMENTI

filtÈ di questi giorni la notizia che lunedì 14 p.v. la Provincia ha convocato una riunione per trovare una soluzione agli annunciati tagli ai servizi dell’Alto Fortore per effetto delle riduzioni alle risorse operate con la delibera n.34 della Regione Campania.
Nella riunione precedente del 2 maggio si rimandava alla definizione e rimodulazione dei servizi entro il 15 maggio affidando questo compito ad un tecnico, il prof. Gallo, per scongiurare le eliminazioni dei servizi da e per San Bartolomeo in Galdo.
A questo punto, come al solito, l’Ente arriva al’ultimo minuto utile per trovare una soluzione con i rischi che da questo comportamento possono conseguire.
A dimostrazione della scarsa sensibilità per le esigenze dei territori e dei cittadini che vi abitano, l’Amministrazione Provinciale continua a differire questioni vitali come il trasporto persone.
Se il principio perseguito è sempre quello di tagliare da una parte per mettere da un’altra, non si risolve il problema, anzi se ne aprono altri su un altro territorio.
La coperta è corta e non può bastare a coprire tutto e tutti.
Nello stesso tempo l’Ente che dovrebbe programmare e controllare la gestione dei servizi, lascia alle singole aziende la possibilità di modificare i programmi di esercizio a loro piacimento seguendo la logica del mero profitto e lucrando guadagni sulla pelle dei lavoratori.
La funzione della Provincia a questo punto si riduce a certificare e autorizzare servizi che nella realtà servono quasi sempre a poco.
Se poi si aggiunge che con la minaccia dei licenziamenti o l’abbandono dei servizi le aziende ottengono tutto quello che richiedono, non si riesce a comprendere a cosa serve la Provincia.
Bisogna nello stesso tempo intendersi su cosa sono i servizi minimi.
Esi sono servizi essenziali senza i quali una comunità non ha più possibilità di muoversi e di raggiungere luoghi di lavoro, le scuole, i distretti sanitari.
Tali servizi vanno sempre garantiti e quindi le risorse pubbliche devono essere principalmente destinate a finanziarli.
Nel caso specifico, se si eliminano le corse che collegano San Bartolomeo con Baselice, Castelvetere, Montefalcone e Castelfranco, i cittadini di questi paesi sono completamente isolati tra di loro.
E non convince nemmeno le decisioni dell’azienda E.T.A.C. di sopprimere queste corse adducendo a motivo la scarsa frequentazione perché anche l’imprenditore di servizi pubblici ha il dovere sociale di garantire il minimo servizio, semmai compensandolo con risorse provenienti da servizi più commerciali.
Ma oramai l’E.T.A.C. ha preso la china di distruggere quanto di buono aveva conseguito in questi anni, programmando i servizi a misura dell’utilizzo orario massimo dei lavoratori con pesanti conseguenze sui livelli occupazionali.
Dopo l’uscita di ben 4 dipendenti, con un altro prossimo, le procedure di licenziamento collettivo ancora in atto per 7 persone, riduzione drastica e unilaterale del salario ai lavoratori, l’azienda minaccia ancora il licenziamento dei due lavoratori impiegati sulle autolinee in questione.
È mai possibile che per far fronte alle riduzioni di risorse si tagli solo sul personale?
O forse si potrebbe eliminare qualche benefit o contenere i costi di gestione?
Questo combinato disposto, tra inefficienza dell’Ente e la logica aziendale, porta a situazioni gravissime come quella che si potrebbe avverare nel trasporto pubblico del Fortore.
Più volte la scrivente ha avvertito la Provincia sulle conseguenze dei tagli del governo regionale, sulle ricadute che avrebbero avuto sul Sannio, l’ha esortata a efficientare i servizi, a prevedere anche una propria dotazione di risorse da immettere sul TPL, ma è stato sempre risposto che per la provincia di Benevento i tagli erano minimi e che non ci sarebbero state conseguenze.
Purtroppo i fatti non ci smentiscono.
Ancor più grave è la convinzione, espressa anche in tavoli interistituzionali, che la società E.T.A.C., insieme a qualche altra, rappresenti una possibile soluzione per l’affidamento tramite gara ad un unico gestore dell’intero TPL provinciale.
È vero, le risorse sono scarse , ma non si può continuare a tenere 16 aziende che effettuano i servizi di TPL.
16 aziende, private, che ognuna vuole procurarsi profitti a discapito di tutto.
Una effettiva e efficace razionalizzazione delle corse, una vera integrazione gomma-ferro e tra servizi extra-urbani e urbani, l’affidamento ad un unico gestore di tutti i servizi di competenza provinciale e comunale potrebbero quantomeno lenire o ridurre i disagi apportati dalle riduzioni avvenute in questi mesi.
Questa O.S. si batterà affinchè non solo per l’Alto Fortore, ma per tutto il Sannio venga garantito il diritto alla mobilità dei cittadini e dignità e rispetto per i lavoratori.



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