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lettera2
Dal consigliere comunale De Nigrisi riceviamo e pubblichiamo la lettera in risposta a San Bartolomeo

“Caro San Bartolomeo,
anch’io, Consigliere comunale di questa splendida città, oggi ho ricevuto e letto, con la dovuta attenzione, le Tue stimolanti parole.
Cosa dire,  parole … sante!   
L’opportunità che ci concedi è luce scintillante nelle banalità assortite cui siamo costretti quotidianamente a subire negli oscuri meandri della politica. Le parole sante, da qualunque angolazione religiosa vengono pronunciate, non possono che trovare accoglienza interiore in questo impasto di bene e di male; in questo intreccio virtuoso e malizioso: di umori e di ansie, di tendenze e di istanze, di bisogni e di credenze. Insomma, in questo spettacolo della creazione che chiamiamo vita.
Siamo di fronte ad eventi e fenomeni inquietanti. Siamo all’alba non solo di un nuovo secolo, ma anche di una nuova società. Di un nuovo modo di pensare, di giudicare, di organizzare l’esistenza. La tecnologia e la scienza stanno ridisegnando nuovi confini. Un crogiolo di culture hanno aperto scenari di convivenza umana finora impensabili. Il tempo che viviamo ci pone di fronte a sfide di carattere culturale, educativo, morale, spirituale, di fronte alle quali nessuno può restare indifferente. Meno che mai, chi ha scelto di impegnarsi nella realizzazione del bene comune.
Tuttavia, generalizzare e fare di tutta l’erba un fascio ( come si dice qui da noi),  caro San Bartolomeo, non aiuta quasi mai.  Anzi, può rendere ancor  più difficile il rapporto, in parte già compromesso, tra i cittadini e la politica. Sarebbe come se venisse colpevolizzato l’intero corpo del cattolicesimo, per colpa di qualche “pecorella smarrita” ( mi riferisco agli ultimi, certo non edificanti scandali che hanno coinvolto le sfere ecclesiastiche). Quei sacerdoti che praticano con rigore e autenticità la propria fede ed il proprio magistero, non sarebbero ingiustamente ed immotivatamente penalizzati?
Non ti sarà certo sfuggito che spesso sono proprio le istituzioni religiose che tardano a prendere  le distanze dai corruttori di turno o ad esercitare con loro la pratica della simonia. Lucrando Concordati e privilegi, in cambio di benedizioni, di silenzi, di omissioni.

Molto tempo è passato da quando cominciasti a predicare il Vangelo del Tuo Signore. Ti sarai certamente accorto di  come gli uomini abbiano convenzionalmente adattato la Parola di Dio alle proprie convenienze. I mercanti cacciati dal Tempio, abbandonate le bancarelle con poche cianfrusaglie, sono tornati con  vesti più eleganti  per lanciarsi in spregiudicati affari di alta finanza. Investimenti immobiliari e transazioni di finanzia bianca, spesso realizzate utilizzando loschi affaristi, non sono proprio la traduzione esatta del dettato evangelico.
 
Il senso del sacro, della giustizia, della dignità umana, sono andati svilendosi, da quando siamo entrati nell’orbita di pensiero angloamericano. “In God we trust” è la frase  stampata sulla carta a maggior diffusione e capacità di proselitismo che esista: il dollaro. Purtroppo, pur battendo il chiodo del vuoto materialistico, su cui si basa la civiltà del “benessere”, nei fatti, non si va al di là della pastorale generica e si guarda bene dall’attaccare frontalmente le cause che la originano e i meccanismi che la regolano. (com’è lontana  e come è  stata tradita un’enciclica ineccepibile come la “Rerum Novarum” del 1891).

La  Tua lettera, che incuriosisce ed intriga perché è’ un invito alla riflessione e al dialogo, mi auguro sia  lontana dalla precipua sigla del dogma che,come sai, del dialogo è l’esatto opposto.
Tuttavia, sommessamente, ritengo che affrontare temi sui quali cittadini e istituzioni, pubbliche e religiose (ed ovviamente la politica) hanno opinioni diverse e progetti operativi difformi, sia di fondamentale importanza. Penso, ad esempio a temi quali l’aborto, il testamento biologico, la bioetica, la scuola pubblica e privata, la ricerca scientifica e l’uso eventuale delle cellule staminali. Alle discriminazioni che l’uomo subisce per le sue scelte sessuali, religiose, politiche o scientifiche.
Eliminare elementi che influenzano negativamente le coscienze ed uscire fuori da una sfera di superiorità morale e di indiscussa autoreferenzialità, deve essere un impegno comune.
Resta però qualche dubbio. Come far dialogare chi fonda la sua Missione seguendo una rigida organizzazione gerarchica come quella ecclesiastica con chi pensa che  la libertà individuale  sia  bene inalienabile di ogni individuo ?  O chi ritiene che la comprensione della verità discenda dall’alto e quindi non può essere raggiunta dal basso, con il dialogo, con il confronto o con una lunga  e complessa  ricerca personale ? Come far convivere quest’etica dell’obbedienza gerarchica con l’etica della responsabilità individuale ?
Con la speranza soprattutto che le tue frasi possano elevare un dibattito politico spesso ridotto solo ad una rissa permanente ed improduttiva, in attesa di incontrarti il prossimo 18 dicembre, ti abbraccio fraternamente.
Luigi De Nigris
Consigliere comunale”

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