
Riceviamo e pubblichiamo la nota di Rosita Galdiero, Responsabile Organizzazione Cgil Benevento sull’allarmante situazione del Sannio dopo il varo della Manovra Finanziaria
“I dati occupazionali in Provincia di Benevento erano allarmanti prima del varo della manovra finanziaria, lo sono ancora di più oggi.
Dopo i tagli effettuati a settembre e dicembre al servizio ferroviario, che ha colpito in special modo le zone interne, con delibera del 30.12.2010 la Regione Campania punisce ulteriormente il nostro territorio in quanto riduce i corrispettivi da Euro 6.950.000,00 ad Euro 6.591.000,00 comprensivo anche del costo del contratto collettivo nazionale, tale costo si aggira intorno agli 800,00 euro.
La nostra Provincia, quindi, si è vista ridotta le risorse non di “solo” 300.000,00 euro bensì di oltre un milione di euro. Ad aggravare le conseguenze già così nefaste, la riduzione anche dei servizi, i chilometri espletati passano dai 4500.00 a 3.713.633 con palesi ricadute sia sui livelli occupazionali che sui servizi (corse) offerte agli utenti, oltre al danno anche la beffa, limitare il diritto alla mobilità, alla libertà di movimento!Ridurre del 20% Napoli, Avellino e Benevento non è la stessa cosa!
Nel settore dell’edilizia si è passati da 4400 addetti del 2010 ai 3500 del 2011; da 1100 aziende registrate in cassa edile a 700, di cui la stragrande maggioranza ha fatto ricorso alla cassa integrazione guadagni ordinaria.
Nel settore tessile dei 2500 addetti, 1500 sono in cassa integrazione, per tutti l’esempio del polo tessile di Airola.
Nel settore metalmeccanico, a parte qualche polo di eccellenza (Agustawstland, Marsec. Imeva) tutto il settore indotto auto ha fatto ricorso alla cassa integrazione ordinaria e straordinaria.
Il settore del Commercio è sotto gli occhi di tutti, Coop, Mandi, GS, Interspar, Sannio Discount, tutti grandi marchi costretti a ricorrere alla Cassa integrazione nella migliore delle ipotesi, nella peggiore la mobilità (Interspar, GS, Alvi discount, Mandi).
Nel pubblico impiego e nella scuola, i dati sono di 1000 addetti espulsi dal mercato del lavoro.
La cassa integrazione anziché ridursi, così come il governo nazionale e quello Regionale sostenevano, è aumentata del 155% rispetto al 2009 ed al 2010.
Per la CGIL di Benevento il quadro che emerge dalla manovra finanziaria varata dal Governo Berlusconi (DL n. 2814) è completamente sbilanciato verso una ulteriore politica di tagli, rischia comunque di non raggiungere il pareggio di bilancio e di farci inseguire in continuazione il debito pubblico, con ulteriori tasse ed ulteriori tagli lineari nei trasporti, nella sanità, nella scuola, nell’Università e sul welfare.
La manovra è iniqua e depressiva perché riduce il potere di acquisto delle pensioni e, con una sorta di accanimento, sui salari dei lavoratori e dei pensionati senza chiedere alcun contributo ai redditi alti e alle grandi ricchezze del Paese.
Risulteranno danneggiati i più deboli con l’intervento sull’età pensionabile (del tutto immotivato perché non ha alcun impatto finanziario a breve) e con l’assenza di politiche serie per contrastare la disoccupazione crescente, in particolare quella giovanile e per le donne.
I tagli al sistema welfare, uniti a quelli gia realizzati con le manovre precedenti, sono tali da mettere seriamente in discussione la permanenza del nostro Paese di un quadro di diritti universali e di garanzia di servizi e prestazioni.
Un abisso di disuguaglianze si è spalancato davanti alla società italiana, la povertà è certo condizione che rende visibile la disuguaglianza.
Ma quel che sta avvenendo, soprattutto dopo la manovra finanziaria, è una vera e propria costruzione istituzionale della disuguaglianza che investe un area sempre più vasta di persone, ben al di là di vecchi e nuovi poveri.
La distribuzione dei “sacrifici” è rivelatrice. Uno stillicidio di balzelli che incide su chi può essere più facilmente colpito, che lima i già ristretti margini dei bilanci familiari. Si è calcolato il peso che avranno gli aumenti di imposte, tariffe, prezzi. Peso insostenibile per taluni, quasi non influente per altri.
L’effetto complessivo della manovra peserà per il 13% sui redditi bassi e per il 5% su quelli più alti.
Il caso che illustra più direttamente lo stato delle cose è quello dei ticket sanitari, che rivela una doppia disuguaglianza. La prima nasce dal fatto che il ticket di Euro 10,00 per le prestazioni specialistiche, sommato alla eliminazione della franchigia di Euro 36,15, colpisce pesantemente i redditi più bassi, riguarda impiegati, lavoratori, cassintegrati e, malgrado alcune esenzioni, introduce un pesante filtro selettivo, che, ovviamente, produce discriminazione. La seconda disuguaglianza nasce dall’appartenenza regionale.
L’ultima manovra , infatti, avviene in una fase in cui la tutela dei diritti è stata già pesantemente ridotta dalla crisi economica, come dimostra uno studio dell’agenzia europea per i diritti fondamentali del 2010. Il congiungersi di questi diversi fattori sta creando una situazione in cui si mette in discussione “il diritto all’esistenza”, e si ricacciano le persone in una condizione che le obbliga ad una quotidiana ricerca di una
“precaria sopravvivenza”. Non più l’esistenza libera e dignitosa di cui pala l’articolo 36 della Costituzione, ma una esistenza subordinata ad una contribuzione diseguale imposta dallo Stato, alle pretese di imprese che svuotano il lavoro di umanità e diritti. I nostri, infatti, sono i tempi della vita precaria, della sopravvivenza difficile, del lavoro introvabile, delle rinnovate forme di esclusione legate alla condizione dell’immigrato, dell’etnia. In questo clima, dove massimo dovrebbe essere lo sforzo per produrre coesione sociale di cui tanto si parla, si moltiplicano invece i meccanismi di esclusione e di divisione. Tornare a prendere in considerazione l’eguaglianza, la dignità, i diritti fondamentali. Non è un lusso, è la via della saggezza politica, in un tempo in cui, altrimenti, i conflitti sociali si trasformano in rifiuto, rivolta.”