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palco_teatroOgni giorno, decine di lingue minori, muoiono nel mondo, perché non c’è nessuno più a parlarle. Scompaiono dalle bocche e dalle memorie, spesso per semplice abbandono, a volte per eventi cruenti come il genocidio, cioè per l’eliminazione dei “parlanti”. Questa realtà ha ispirato il grande drammaturgo ungherese Miklòs Hubay che ha dedicato una delle sue più recenti opere teatrali, a questo tema. “La parola ultima” - in scena a Benevento il 5-6 settembre 2010 alle ore 20 al Teatro Mulino Pacifico, in via Appio Claudio , nell’ambito della rassegna “Benevento Città spettacolo 2010″ - è un lavoro liberamente ispirato al dramma ungherese; per la prima volta questa opera di Hubay - ad eccezione di un allestimento particolare in friulano - viene rappresentata in Italia. A firmarne la regia è Antonio Damasco. In scena tre attori: Laura Conti, Michelangelo Fetto, Antonio Intorcia. Una giovane, Aleluja, è condannata a morte perché ultima rappresentante del proprio popolo. La lingua non è solo il tema drammaturgico, ma può essere considerata anche un importante personaggio nella narrazione, con le sue caratteristiche e la sua ricchezza. Lo spettatore ha modo di conoscere questo ulteriore personaggio proprio attraverso la figura di Aleluja, la quale rifiuta di parlare qualsiasi altra lingua che non sia la sua e non le interessa non essere compresa. Dice il regista Antonio Damasco: “Il nostro allestimento, nonostante l’ampio uso delle parole, parte da uno studio del corpo, e del corpo nello spazio, realizzando una sorta di ‘teatro fisico’. La protagonista è una attrice/ballerina, che esprime con forza espressiva, l’idea dell’isolamento/costrizione. Il lavoro vuole rispettare, così come nel testo da cui è tratto, le tre unità aristoteliche di tempo, luogo e spazio descritte per le tragedie greche. I tre personaggi principali non avranno entrate ed uscite ma saranno compresenti nel medesimo luogo”. “The rest of silence” prende il titolo dall’ultima battuta del monologo shakespeariano di Amleto, da ciò che dice prima di morire, sottolineando che il punto è che la parola, la sua voce, muore con lui. Da sottolineare come questo spettacolo sia sostenuto dal Comune di Torino e dalla Regione Piemonte, in un gemellaggio Torino-Benevento. L’obiettivo è che lo spettatore si chieda: come e perché si uccide una lingua? E cosa accade? Il silenzio dopo l’ultima parola.

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