Tra gli attori che hanno partecipato ieri sera alla Notte dei Capitelli che chiude come ogni anno il Sannio Film Fest, c’era anche Stefania Sandrelli. La nota attrice ha parlato molto apertamente del film con cui ha esordito alla regia “Christine Cristina” e non ha per nulla dimenticato S. Agata dove è stata già 5 anni fa, sempre in occasione del Sannio Film Fest e della Notte dei Capitelli: «sono molto contenta di stare qua con voi in questo bellissimo posto veramente, con queste persone che mi ricordo essere così gentili, così discrete, così appassionate». La sua esperienza da regista è quasi un bisogno, una necessità per ogni attore: «credo che ogni attore prima o poi voglia passare dall’altra parte della macchina da presa, a me non lo hanno mai permesso, erano già un po’ di anni che lo sognavo e alla fine ho letto la biografia di questa piccola grande donna e il mio film l’ho chiamato “Christine Cristina” perché lei era italiana, francese di adozione perché ha raggiunto il padre, Tommaso, che era un astronomo e il padre era stato chiamato dal re saggio, Carlo V di Francia, e quindi lei era francese poi a tutti gli effetti; forse la gente si aspettava qualcos’altro da me, però io non posso precludermi le passioni, per cui ho letto la biografia di questa piccola grande donna e sono rimasta proprio affascinata e ho voluto a tutti i costi riuscire a fare un film tratto dalla sua vita. Dalla sua lunga vita tra l’altro». La Sandrelli ha dimostrato di credere molto nel suo film e la storia di Christine l’ha molto colpita: «ipoteticamente tutti nasciamo poeti ma poi Christine era una privilegiata in un mondo di analfabeti, di povertà totale dove le donne contavano meno che niente e lei aveva avuto il privilegio di saper leggere e scrivere e quindi questo gli ha permesso di coltivare e di sviluppare anche questa grande passione. Io sono felicissima di ricevere questo riconoscimento stasera perché devo dire su “Christine” ci sia stata non una disattenzione ma qualcosa di più. Io non ho una natura lamentosa però, siccome è un film estremamente attuale, premesso che probabilmente la gente si aspettava qualcos’altro da me e comunque non mi aspettavo le folle oceaniche, neanche mi aspettavo che non si mettesse in circolazione un solo cartellone perché la gente non sapeva che il mio film era uscito. Questo è semplicemente un diktat perché io raramente ho visto un film più attuale. Non ho nessun merito, il merito è della vita di Christine, della forza di Christine e della forza di tutte le donne». La Sandrelli ha espresso però tutto il suo risentimento per le condizioni in cui ha dovuto lavorare e per i mezzi scarsi che le sono stati messi a disposizione: «sono stata trattata come la mia eroina settecento anni dopo e insomma che dire la sera prima di andare a letto una motivazione la devo trovare e non la trovo. Non mi lamento, tra virgolette, solo per me ma non più di tanto, lungi da me lamentarmi, però io non sono nessuno specialmente come regista e come tale mi sono comportata. Mi hanno dato 8 settimane, non un giorno di più, ho finito l’ultimo giorno dell’ottava settimana. Questo me lo autoriconosco, per cui mi sono comportata veramente come una scolaretta e di sonseguenza non meritavo di essere trattata a pesci in faccia. In più non si è dato a questo film la possibilità di un passaparola, questa era l’unica cosa a cui aspiravo». Grande però è la soddisfazione per il premio assegnatole al Sannio Film Fest: «io vi ringrazio perché sento anche molto affetto nei miei confronti, sono stata anche invitata a Montreal ai primi di settembre, logicamente volo, vado, perché sono comunque felicissima di aver fatto questo film, questo piccolo film che Marco Bellocchio, che mi ha invitato al suo festival, mi ha detto “non voglio sentirti dire che è un piccolo film, è un film molto originale, molto coraggioso e anche molto carino”. Non sto qui a spiegare ma noi avevamo proprio niente in tasca e quasi tutti sono venuti gratis, compresa la grande costumista Nanà Cecchi, io non potevo allargare l’inquadratura perché finiva la scenografia, in pratica abbiamo moltiplicato i pani e i pesci, veramente, e abbiamo girato in set riciclati e nei dintorni di Roma, un film ambientato comunque a Parigi, una bella sfida, una cosa carina che forse valeva la pena, come dire, di sostenere un pochettino di più».
Maria Valentino