Si conclude questa sera all’Arco del Sacramento con un omaggio dell’organizzazione ai musicisti sanniti la “Quinta notte….” la XIII edizione di “Quattro notti e…più di luna piena” . Quella di questa sera sarà una intera serata “nel suggestivo scenario dell’Arena Arco del Sacramento – si legge in un comunicato- diversi musicisti sanniti che sapranno coinvolgere ed emozionare gli spettatori, interpretando canzoni originali e successi senza tempo nel corso di una lunga e piacevole serata sotto la luna”. E così Benevento potrà godere di una nuova e inaspettata ma giustissima serata con i suoi figli d’arte anche se aggiunta solo all’ultimo momento.
Ieri la kermesse si è aperta alle ore 19 e 30 (ennesimo ritardo, stavolta per problemi tecnici) con l’esibizione, presso il Chiostro di S.Sofia, di un trio italo argentino, che sotto una pioggia battente ha cantato – recitato alcuni brani tratti dal libro Fùtbol, storie di calcio di Osvaldo Soriano. Il trio formato dal partenopeo Peppe Servillo, narratore, e dai due musicisti argentini, Javier Girotto e Natalio Mangalavite, ha deliziato il pubblico appassionato al gioco del calcio e non. Un calcio, quello raccontato dal trio musicale, molto diverso da quello odierno delle pay-tv, dei mega acquisti, degli stipendi faraonici e dei super sponsor. Un calcio fatto di sudore, passione per una maglia e per un pallone. Protagonista dello spettacolo è la visione romantica e malinconica del calcio di una volta, grazie a canzoni come “No te mueres nunca”, scritta da Juan Caceres e dedicata al Pibe de oro Diego Armando Maradona, o sfogo del mister e fin anche “Brasile Uruguay”, dove si racconta la disfatta della squadra carioca nella finale mondiale del 1950 giocata nell’incredibile scenario del Maracanà di Rio, dove quel giorno lontano 150.000 spettatori piansero nel vedere il piccolo Uruguay sconfiggere 2 a 1 i più quotati avversari brasiliani. “ Quando capirete che non è vero che il calcio non dimostra niente” le parole esemplificative di Servillo, interprete di Soriano, in una delle sue canzoni più belle; così nel giorno in cui faceva il suo esordio casalingo il Benevento Calcio, esordio bagnato e fortunato, chi ha seguito lo spettacolo al Chiostro di S.Sofia ha trovato, attraverso l’opera del trio, una dimensione differente del calcio, un calcio fatto “alla maniera antica” dove non contavano tanto gli schemi, le tattiche e il denaro, ma il cuore, la grinta, l’astuzia e l’amore; l’amore per una maglia e per un pallone che da tifoso vorresti sempre che finisse nella porta della squadra rivale.
A seguire presso l’Hortus Conclusus è andato in scena Reinterpretare Mozart. Otto serenate del compositore Austriaco, coniugate ai suoni e alla cultura dell’Italia Centro-Meridionale. Il Teatro Comunale di Benevento, ha ospitato il gruppo di artisti, Nando Citarella, Gabriella Aiello, Daniela Tosco e Pino Calabrese, mentre Lucio Dalla dietro la nera maschera di Pulcinella ha aperto la serata. Scritto da Citarella che è interprete e regista insieme, lo spettacolo si muove rapido tra recitazione, canto e danza, gli attori e i musicisti in equilibrio tra serenate e notturni attraverso momenti in cui si alternano scene d’autore, goliardia ed irriverenza proprie delle più tradizionali tra le figure dell’arte interpretativa Napoletana. Tradizione e sperimentazione musicale due medaglie della stessa faccia. Tra i ritmi della musica popolare del Centro -Sud, le musiche di Mozart suonate con strumenti di diversa provenienza. La tammorra, la chitarra, il violino, l’oud siriano la fisarmonica ed altri ancora. Tutto per condurre lo spettatore in un mondo di Pulcinella allegri e sognatori il sogno di una Napoli che per una notte sembra vivere ancora.
La pioggia ha solo posticipato l’inizio dell’evento “Il Piccolo Principe” poema musicale per la manifestazione “Quattro notti e più di luna piena”. L’Arco del Sacramento è stata quanto mai cornice appropriata per una serata all’insegna del sogno e della favola.
La voce di Catherine Spaak rompe il silenzio ed inizia a leggere le parole de “Il Piccolo Principe” di Antoine De Saint Exupery, mentre le note accompagnano il suo racconto, il suono delle sue parole raggiunge il pubblico sulle gradinate. Cosi parte un’altra “notte di luna piena”,o (come ha preferito sottolineare il Direttore Artistico Lucio Dalla)una “notte piena di luna”. Tra le mura di quello che fu un complesso termale, le fiaccole accese ed una storia che dipinge i difetti umani fotografati attraverso gli occhi di un bambino per non dimenticare che “Tutti i grandi sono stati bambini una volta.(Ma pochi di essi se ne ricordano)”.
Puntuale arriva l’inizio del concerto, alle 22,00 in una piazza in completo silenzio Lucio Dalla presenta con parole d’affetto “De André canta De Andrè”. Questo il nome del tour iniziato quest’anno, a giugno da Cristiano, figlio del grande Fabrizio. A dieci anni dalla sua scomparsa, Cristiano De Andrè canta il padre sul palco ripercorrendo in un viaggio le canzoni che hanno consegnato alla storia della musica e della letteratura italiana Fabrizio De Andrè. Polistrumentista, compositore, cantautore, Cristiano calca le scene da anni, dal lontano ’85 quando con il gruppo “Tempi duri” faceva da spalla ai concerti del padre. Poi ci sono state le partecipazioni a Sanremo e una carriera musicale di nicchia, apprezzata dalla critica e meno nota al grande pubblico.
Il concerto è stato commovente, avvincente, un continuo passaggio dal rock ad un anima più intimista. Musica e racconti di vita di un Faber meno pubblico. Un De André casalingo, padre, marito dolce, un testardo ligure capace di accettare qualunque sfida. “Un poeta dell’amarezza, una genialità paragonabile a quella di Charlie Chaplin”. L’ infinito pubblico presente ha commosso Cristiano con striscioni per Faber e una partecipazione attiva, di ben due ore ad ogni canzone, “La canzone di Marinella”, “Don Rafè” con un Dalla al clarinetto, “Il pescatore”, “Cose che dimentico”, “Amico fragile”e molte altre.
IL rock quello duro, quello delle chitarre elettriche e amplificatori ha chiuso poi la penultima serata di queste “Quattro notti e più di luna piena”. “La notte delle
Chitarre” in scena dalle 23,00 a p.zza Castello con Ricky Portera, Max Cottafavi e Gogo Ghidelli, insieme al gruppo “Custodie cautelari” ha scatenato la folla presente. Virtuosismi alla chitarra e battute hanno intrattenuto i presenti durante l’ora del concerto. Richy Portera, un Jimi Hendrix tutto italiano è stato il primo chitarrista degli Stadio, gruppo portato al successo dal direttore artistico della manifestazione. Spettacolare “grande figlio di puttana”, canzone scritta per lo stesso Portera, uno sfottò dedicato dai compagni di avventura dell’epoca al chitarrista dalla bravura inconfondibile e da un anima maledettamente rock.
Fabio Marcarelli, Marzia Manfredelli, Sara Capitanio